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Eddie Vedder – Ukulele Songs

L’effetto terapeutico contenuto nella voce di Eddie Vedder non è cosa nuova. Le sue corde vocali sono da sempre latte caldo e miele per i raffreddati della vita, quelli che hanno perso le speranze, che non ne vogliono più sapere. Anche per loro c’è la ballata giusta, quella che marca stretta l’emotività e la coccola un po’. Eddie è sempre stato un artista dal cuore grande, nulla a che vedere coi cugini suicidi del grunge, né tantomeno coi nipoti ghiacciati del nuovo millennio rock, rassicurante sia quando con le sue invettive sfida il potere americano, sia quando invece è padre di famiglia innamorato. Ne sa qualcosa Sean Penn che gli affidò la colonna sonora di “Into The Wild”, ricevendo indietro un commento sonoro sublime, fatto di racconti acustici luccicanti come i cieli dell’Alaska, odorosi di terra come le lande attraversate da Alex Supertramp nel suo viaggio alla scoperta della natura. E Vedder sembrava starci anche lui sopra un treno a tagliare l’America, anche lui a schivare scogli in un rafting selvaggio o a far solchi col tagliaerba. Perché Eddie è americano. Ha il tocco americano, il senso dello spazio americano, il senso del languore e dei sogni. Quella whishlist ingenua ma tenera che solo il rock/folk a stelleestrisce sa portare via con sé. Ukulele Songs, la sua nuova prova da solista, contiene tutti questi temi. Un disco, per il leader dei Pearl Jam, che ha un significato profondo: suonare solo, da solo e solo per sé. Senza cavalcare il mondo in tour chilometrici, acclamato da produzioni mastodontiche e con l’obbligo di dire sempre qualcosa d’importante. No, nelle sedici canzoni affidate solo alla sua voce e, appunto, al suo ukulele, Eddie invece è intimo come mai nella sua carriera. Lo è nella ricerca dell’appartenenza (Longing To Belong), dell’amore più viscerale (You’re True), nell’impatto totale con la natura (Light Today), nel racconto della tristezza che strozza il cuore (Sleepless Night, cover degli Everly Brothers). Un disco antico, forse universale, che non ricerca estetismi, che vive di penombre, che proprio non ne vuole sapere del tempo che passa, del mondo in catafascio, di alcuna riot act. Una collezione di fotografie di famiglia, anzi meglio una scatola piena di vecchie lettere d’amore e di poesie da leggere al lume di una candela. Lettere di quelle che se le rileggi dopo tanto tempo ti vergogni un po’, di quelle che tra le proprie righe c’è tutto quello che si ha da dare, e che sono il motore vero di questo viaggio sempre così complicato che è la vita. “Ukulele Songs”  non è un disco che ambisce alla storia del folk, non è costruito in cerca di coppe e medaglie. Non potrebbe esserlo, legato com’è al suono monotono dell’ukulele. Ma, di certo, è il modo di conoscere meglio da vicino Eddie Vedder, il suo cammino e, forse, la sua voglia di non essere mai più megafono.

Nota: In Sleepless Night e Tonight You Belong To Me Vedder duetta rispettivamente con Glen Hansard e Cat Power

(2011, Universal)

01 Can’t Keep
02 Sleeping By Myself
03 Without You
04 More Than You Know
05 Goodbye
06 Broken Heart
07 Satellite
08 Longing To Belong
09 Hey Fahkah
10 You’re True
11 Light Today
12 Sleepless Nights (feat. Glen Hansard)
13 Once In Awhile
14 Waving Palms
15 Tonight You Belong To Me (feat. Cat Power)
16 Dream A Little Dream

A cura di Riccardo Marra

CATEGORIA: RECENSIONI

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