Floatation Toy Warning – The Machine That Made Us

Certo la musica è veramente pazzesca. Ci voleva una band data praticamente per morta per rendere il 2017 più vivo che mai. Non si vedevano in giro da tredici primavere, i Floatation Toy Warning, gruppo oramai ampiamente archiviato che nell’anno che fu di “Funeral” degli Arcade Fire pubblicò un esordio, Dio lo abbia in gloria, meravigliosamente delicato e sfaccettato come “Bluffer’s Guide To The Flight Deck”.

Una sorta di contrappeso storico all’opera pocanzi citata, che segnò l’inizio della dinastia William Butler senza ricevere in cambio quella, altrettanto auspicata, di Paul Carter e soci. The Machine That Made Us, scontata quest’attesa del tutto anacronistica, è però un album capolavoro che finisce di colorare idealmente una tela lasciata solo semi dipinta a inizio secolo. Se la malinconia avesse una partitura, oggi suonerebbe alcuni brani contenuti in questo gigantesco ritorno al futuro, senza troppe distinzioni.

Ci si rende immediatamente conto della statura dell’oggetto in ascolto: Controlling The Sea è la canzone che buona parte delle formazioni nate, in particolare, nella prima decade dell’attuale millennio avrebbe voluto creare per iscriversi all’albo dei one single shot. Poi, semplicemente, arriva Due To Adverse Weather Conditions, All Of My Heroes Have Surrended. Cosa dire di un titolo del genere? Brano simbolo, se ne va scelto uno solo, di questo inaspettato second coming del quintetto from London, UK, nei suoi sei minuti abbondanti condensa ciò per cui i Nostri si sono fatti una nomea. Spiritualized, Mercury Rev, Flaming Lips, Neutral Milk Hotel, Sparklehorse: tutto frullato e servito con ostriche, limone e champagne. “Warm and warm and warm my heart”, canta Carter mentre scalda già il cuore dell’audience.

E siamo ancora all’inizio del cammino, ma non si può certo parlare di tutto. Anche se. Anche se pezzi come Everything That Is Difficult Will Come To An End, di stampo drammaticamente lennoniano, o A Season Underground, con i suoi echi à la Thom Yorke, non possono essere messi a tacere in una recensione. E come non citare When The Boat Comes Inside Your House, uscita dalla migliore discografia dei Guided By Voices? Come non parlare di The Moongoose Analogue, che si gioca insieme al trittico “Wait For Her” – “Oceans Apart” – “Part Of Me Died” (dal monumentale “Is This The Life We Really Want?” di Sir Roger Waters) l’Oscar per il miglior finale dell’annata in corso? La risposta è che non si può, non si deve.

Dalla notte di un tempo in cui eravamo sicuramente più giovani ed euforicamente curiosi, i Floatation Toy Warning tornano a firmare una pagina memorabile di storia del rock. Perché puoi fare un gran disco e dire: ciao, vi saluto, arrivederci – e andrebbe già in fondo bene così. Ma quando arrivi a due gemme del genere, con queste modalità, segretamente, ammettilo: ti stai facendo strada per dominare il mondo.

(2017, Talitres)

01 Controlling The Sea
02 Due To Adverse Weather Conditions, All Of My Heroes Have Surrendered
03 Everything That Is Difficult Will Come To An End
04 A Season Underground
05 I Quite Like It When He Sings
06 King Of Foxgloves
07 When The Boat Comes Inside Your House
08 Driving Under The Influence Of Loneliness
09 To Live For Longer Slides
10 The Moongoose Analogue

IN BREVE: 4,5/5

A proposito dell'autore

Michele Leonardi

Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.

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