Fox Millions Duo – Biting Through

John Colpitts aka Kid Millions è probabilmente uno dei batteristi più tosti della sua generazione. Ovviamente questa è una mia considerazione e che lascia il tempo che trova: potranno benissimo esservi in giro per il mondo un mucchio di batteristi tanto più bravi e preparati a tutti i livelli, ma sento che la bravura e il movimentismo di questo specialista dello strumento siano da premiare.

Intanto il suo contributo alla causa del pop rock psichedelico a partire dalla partnership attiva negli Oneida, è stato massivo; secondariamente il suo ruolo come agitatore e il suo modo di suonare assolutamente privo di ogni forma predefinita nell’approccio allo strumento, qualcosa di arioso che trasmette sensazioni degne di quelle che possiamo provare ascoltando Jaki Liebezeit. Tutto ciò lo rende una sorta di esponente di un’arte “pop” che qui si incrocia con lo stile più virulento di un altro artista e batterista, Greg Fox (Ex Eye con Colin Stetson, Guardian Alien, Uniform, Zs…), dando vita a un sound particolare e di cui in verità avevamo già avuto modo di saggiare la consistenza nel 2014 con la pubblicazione di “Lost Time”.

Biting Through è stato registrato presso lo studio di Colin Marston (Krallice) a New York, esce sempre per la Thrill Jockey e – a differenza dell’episodio precedente che aveva una traccia per lato – si sviluppa in sei pezzi che nella fusione di tutto il materiale che i due artisti portano in dote si configura come un’opera free form progressive astratta e priva di una forma predefinita.

Proprio questa plasticità permette ai due musicisti (Greg Fox suona anche i sintetizzatori e le tastiere) di disimpegnarsi in stacchi di tempo apparentemente asincroni, veramente liberi e che fanno la differenza in un album che per forza di cose si basa fondamentalmente sulla batteria. I momenti migliori non a caso sono infatti proprio Biting Through e The Gulf, dove la batteria tiene legate le composizioni con sullo sfondo dissonanze sintetiche che qua e là finiscono in bilico tra acido e post industriale (vedi la marcia glitch di Clasp, la lagna Wealth, la radioattività di Be, l’elefantismo decadente di Nine Years Of Facing A Wall), oppure collimano in esperienze free jazz sperimentali autentiche come la già citata The Gulf.

Alla fine, però, resta chiaramente un grosso interrogativo su quanto un disco come questo, al di là degli spunti interessanti (che ci sono), possa avere un senso compiuto universale. Molti lo troveranno persino fastidioso e forse hanno anche ragione; altri potrebbero gridare al capolavoro. Secondo me non ha ragione nessuno dei due partiti, anche se è innegabile come questo non sia un disco che vai ad ascoltare tutti i giorni. Quindi voto meno che sufficiente. Però sono sicuro che una sessione come questa dal vivo sarebbe spettacolare, così come è certo che possa cogliere nel segno e non lasciare in ogni caso indifferenti. Manifesto.

(2019, Thrill Jockey)

01 Biting Through
02 Clasp
03 Nine Years Of Facing A Wall
04 The Gulf
05 Wealth
06 Be

IN BREVE: 2/5