Francesco Gabbani – Magellano

In una recente intervista Manuel Agnelli si è espresso così riguardo la scena indie italiana: «Non è indie, è musica leggera italiana camuffata da indie solo perché non è prodotta da una major. Quella roba lì, però, non è indie nei contenuti, non è indie nell’attitudine. Ed è un vero peccato che in Italia funzioni così».

Noi in linea di massima la pensiamo così, ed è per questo motivo che non sottovalutiamo un canale di distribuzione come Sanremo, paradossalmente alternativo ai classici giri dai quali da qualche anno escono le belle speranze dell’indie pop nostrano. L’ anno scorso non avevamo sottovalutato gli album post festival di Ermal Meta e Francesco Gabbani, che si sono poi confermati al terzo e primo posto con upgrade di categoria: non lo abbiamo fatto neanche quest’anno, ma Gabbani si è fatto attendere un paio di mesi, forse perché mai avrebbe pensato di portare a casa il festival nella categoria big e di dover partecipare all’Eurofestival da favorito.

Poco male, perché Magellano è un album davvero carino che si fa piacere per quel che è: brillante pop senza troppi fronzoli, ben prodotto e soprattutto lontano anni luce da certi scempi che dietro la dicitura “indie” celano goffamente lacune qualitative mostruosamente grandi. Basta rivedere le esibizioni del Primo Maggio a Roma, dove parecchi di questi “fenomeni” hanno imbarazzato per ignoranza musicale conclamata e stonature varie, mentre Gabbani (così come Meta) ha suonato in modo energico e trascinante.

Certo, nell’album un po’ di fiato corto si sente (parliamo sempre di un disco ad un anno di distanza dal precedente, con la scrittura di una colonna sonora di mezzo) come si può intuire dalla setlist risicata, ma gli episodi pregevoli non mancano, a cominciare dalla brillante e matura title track, seguita dalla ruffiana e parecchio radiofonica Tra le granite e le granate. Tra i brani degni di nota non può mancare ovviamente Occidentali’s Karma, che è diventato piccolo caso internazionale per l’incredibile numero di visualizzazioni YouTube, così insolito per una canzone italiana.

Il disco prosegue bene con il pop dal respiro internazionale di A Moment Of Silence e l’ottima ballad La mia versione dei ricordi, mentre cala vistosamente nella sua seconda parte: un’evitabile cover di Celentano (Susanna, Susanna) e Foglie al gelo (ripescata dalla colonna sonora di “Poveri ma ricchi”) non sembrano all’altezza delle canzoni di inizio album, così come le conclusive Pachidermi e pappagalli e Spogliarmi.

Ma alla fine sono dettagli: non piacerà agli hipster, suonerà con le scimmie all’Eurofestival in Ucraina e non in un Circolo Arci, ma con una dignitosa carriera fatta di tanta gavetta e canzoni allegre e brillanti Francesco Gabbani merita tutta la nostra simpatia, e il nostro rispetto.

(2017, BMG)

01 Magellano
02 Tra le granite e le granate
03 Occidentali’s Karma
04 A Moment Of sSilence
05 La mia versione dei ricordi
06 Susanna, Susanna
07 Foglie al gelo
08 Pachidermi e pappagalli
09 Spogliarmi

IN BREVE: 3/5

A proposito dell'autore

Karol Firrincieli

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Nell'attesa lavora come farmacista, quando può viaggia per il mondo verso mete ricercate e scrive con passione per Il Cibicida dal 2009.

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