Ghemon – ORCHIdee

orchideeA prescindere dal genere di cui ci si trova a discutere, spesso la differenza fra un apprezzamento più o meno alto è sempre la percentuale di personalizzazione che un artista sa dare al proprio lavoro. Nel caso di Ghemon l’impresa era – quantomeno nei riguardi di chi vi scrive – piuttosto complicata: l’hip hop non è proprio nelle nostre corde, chi frequenta queste pagine dovrebbe saperlo.

E’ per questi motivi che un album come ORCHIdee, il terzo in studio del rapper campano, finisce per non passare inosservato anche ad orecchie poco avvezze al genere come le nostre. In un panorama – quello dell’hip hop italiano più mainstream – in cui la tamarraggine la fa oltremodo da padrona, dove la frustrazione di stereotipi tanto narrativi quanto linguistici raggiunge livelli strabilianti, Gianluca Picariello coglie nel segno con un lavoro ricercatissimo sotto tutti i punti di vista.

In primis perché il disco sovverte, sotto l’aspetto strumentale, i canoni più diffusi del mondo di riferimento: “ORCHIdee” è un lavoro suonato – nel vero senso della parola – dalla prima all’ultima nota, da musicisti di tutto rispetto (fra tutti spicca l’apporto del prezzemolo Rodrigo d’Erasmo e di un bel pezzo di Calibro 35 con Enrico Gabrielli e Fabio Rondanini oltre alla produzione affidata a Tommaso Colliva) e con un afflato soul (vedi Veleno) e delle tendenze jazz (ascoltare per credere il pianoforte e i fiati di Fuoriluogo ovunque, uno degli episodi migliori) che radono al suolo ogni reticenza dell’ascoltatore, anche quelle del più prevenuto.

E poi il songwriting di Ghemon, vero punto di forza dell’album: niente tette al vento e culi all’aria, niente slang da quattro soldi e versi acchiappa-cori, solo storie raccontate col cuore in mano, praticamente del tutto autobiografiche: c’è tanto amore, di quello con la C di Classe in bella vista, in brani come Nessuno vale quanto te o Crimine, ma anche un bel po’ di memorandum di vita (Il mostro o il superbo singolo Adesso sono qui) che fanno sì che le storie da personali diventino assolutamente trasversali.

Il perfetto uso della metrica e la scelta dei termini operata da Gianluca per le lyrics rendono il tutto estremamente orecchiabile ma non per questo banale, avvicinando la dimensione di questo “nuovo” Ghemon ad un assoluto punto di riferimento qual è Neffa. “ORCHIdee” è un disco ambizioso e ben riuscito che a fine ascolto non può che lasciare una consapevolezza: se anche solo la metà dell’hip hop italiano raggiungesse tali livelli avremmo classifiche letteralmente invase da musica di qualità.

(2014, Macro Beats)

01 Adesso sono qui
02 Quando imparerò
03 Da lei (Con lo scudo e la spada)
04 Fuoriluogo ovunque
05 Il mostro
06 Smetti di parlare
07 Tutto sbagliato
08 Nessuno vale quanto te
09 Ogni benedetto giorno
10 Crimine
11 Pomeriggi svogliati
12 Veleno
13 L’ultima linea

IN BREVE: 3,5/5