Giorgieness – Siamo tutti stanchi

Quello nuovo dei Giorgieness è un disco onesto che non avrebbe sfigurato nemmeno dieci/quindici anni fa. Non è un capolavoro e non è nemmeno un disco innovativo o rivoluzionario (anche se c’è personalità), però sono convinto che al me stesso ventenne sarebbe piaciuto davvero molto.

La “levantitudine”, malattia che affligge ogni album indie rock italiano con voce femminile degli ultimi anni, c’è ma è piuttosto limitata (Calamite, Dimmi dimmi dimmi), il lavoro è uniforme e farei fatica a tirar fuori un pezzo nettamente migliore degli altri anche se il mio gusto di trentenne dice Che cosa resta, che mi ricorda vagamente gli Zen Circus più pop. In passato riguardo Giorgieness s’è tirato in ballo il Grunge, nonostante Cobain sia morto da un bel pezzo: ecco, più che Nirvana e compagnia bella, i Giorgieness ricordano più i Paramore (e non solo per la somiglianza fisica tra le due cantanti) e non è per niente un insulto.

Siamo tutti stanchi non presenta difetti evidenti, ma se proprio dovessi trovare qualcosa che mi è piaciuta meno, che però è una pura questione di gusto personale, direi al batterista di suonare più lineare e essere più incisivo. Ma ripetiamo, sono gusti.

L’unico problema reale di quest’album è l’essere uscito nel 2017, anno in cui le strade dell’indie sono parecchio intasate da nuove pubblicazioni e next big thing all’ordine del giorno. Se fino a dieci anni fa un paio di buoni album bastavano per ritagliarsi uno spazio e crearsi un pubblico consistente, con un mercato in queste condizioni è veramente dura riuscire a farsi notare anche per chi come Giorgieness qualcosa da dire ce l’ha.

(2017, Woodworm)

01 Avete tutti ragione
02 Calamite
03 Dimmi dimmi dimmi
04 Vecchi
05 Essere te
06 Che cosa resta
07 Controllo
08 Fotocamera
09 Umana
10 Mya

IN BREVE: 3,5/5

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