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Hinds – The Prettiest Curse

Nonostante l’hype che le accompagna fin dagli esordi, non è che i primi due album delle spagnole Hinds (“Leave Me Alone” del 2016 e “I Don’t Run” del 2018) avessero lasciato chissà quale folgorante impressione. Un indie-garage-rock un tantino plasticoso, complice forse la giovanissima età e magari anche l’estrazione geografica. The Prettiest Curse, così, nella discografia in divenire delle Hinds è una buona boccata d’aria, con le quattro che smettono di inseguire riferimenti irraggiungibili (Pavement su tutti, ma anche Strokes e compagnia indie-bella) e si fanno più smaliziate mettendosi all’opera con “mezzi” che aiutano la loro scolastica formula chitarra-basso-batteria ad “arrivare”: tastiere, synth e melodie marcatamente pop. Il tutto gira a dovere e brani come Just Like Kids (Miau) funzionano come mai prima per loro, così come le rarefazioni dreamy di Boy e il piglio slacker di Burn rappresentano gradevoli variazioni su un tema che s’era fatto noioso troppo rapidamente. Seppure non sorprendente, “The Prettiest Curse” è l’esordio che le Hinds avrebbero dovuto pubblicare: meglio tardi che mai.

(2020, Lucky Number)

01 Good Bad Times
02 Just Like Kids (Miau)
03 Riding Solo
04 Boy
05 Come Back And Love Me <3
06 Burn
07 Take Me Back
08 The Play
09 Waiting For You
10 This Moment Forever

IN BREVE: 3/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.