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Interpol – El Pintor

elpintorNon so se nel 2002, al tempo del loro debutto, avremmo augurato agli Interpol di fare un quinto album come El Pintor. Forse, dai Nostri, ci saremmo aspettati una crescita diversa, un percorso più rigoroso e cattivo, un afflato d’universo, un rock meno schiavo delle hit da danzetteria. Ma tant’è. Forse sono i tempi che lo impongono, forse è quest’epoca che obbliga a un approccio diverso alla musica: più d’immagine e di brand che d’altro.

Detto questo però, “Il Pittore” è un disco pieno di cose buone, proprio perché si sforza di dire qualcosa. Paul Banks racconta il suo mal di vivere in dieci tracce spigolose e il disco vive epicamente del crepuscolo e di una boccia di scotch da scolarsi prima della fine. Il canovaccio è questo: gli Interpol soffiano una bolla di sapone perfettamente morbida, ma che poi finisce per scoppiare inevitabilmente lasciando addosso i resti, maceri, di un mood amaro.

Prendete ad esempio la claustrofobica Anywhere («L’oceano – canta Banks – non porta da nessuna parte; mi sento così libero, in un posto al sole, ma che non porta da nessuna parte») o l’ombrosa My Blue Supreme con la storia di un uomo che agogna una compagna che ami la sua oscurità, il suo “blue supremo”. La ricerca degli Interpol è sempre settata su quel superamento del buio tramite un amore, appunto, irradiante.

Una specie di dialisi dell’anima o, come suggerisce Banks in My Desire, «un momento per cambiare il cuore». Non c’è granché speranza: in Everything Is Wrong (forse il pezzo migliore del disco) e in Breaker 1 il pessimismo passa da essere personale – se non esistenzialista – a collettivo con le parole ‘fake’ e ‘truth’ che s’alternano ma che paradossalmente sottintendono lo stesso significato.

Prima si parlava di bolla pronta a scoppiare, anche musicalmente la metafora regge. Fogarino e Kessler mettono su dieci melodie ben costruite pronte a essere immolate al sacrificio. Un rock ammorbidito ma affumicato dai fumi del cattivo umore, un po’ da scuola Interpol, ma anche più. E chi l’ha detto che gli album tristi non facciano bene all’anima? Perché poi, regolarmente, si accendono le luci brillanti e passa la paura.

Nota 1: Il titolo El Pintor non è altro che l’anagramma di Interpol.

Nota 2: Alla fine di “Breaker 1” si sente una voce in italiano, si tratta di uno stralcio del Maxiprocesso alla Mafia di Palermo. Con un imputato che si autodefinisce “sventurateddu” nella vita a e quindi costretto alla malavita.

(2014, Matador)

01 All The Rage Back Home
02 My Desire
03 Anywhere
04 Same Town, New Story
05 My Blue Supreme
06 Everything Is Wrong
07 Breaker 1
08 Ancient Ways
09 Tidal Wave
10 Twice As Hard

IN BREVE: 3,5/5

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.