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Jason Molina – Eight Gates

Meno di un disco, al massimo una specie di bozzetto inciso su tovaglia di carta ma, poter avere in questo assurdo 2020 musica “nuova” di Jason Molina, aumenta la percezione di come il tempo, di questi tempi, sia un diavolo da prendere di petto. Scusate l’incipit, ma i cortocircuiti giocano brutti scherzi soprattutto quando si parla di artisti che hanno lasciato prematuramente e che sembrano lontanissimi.

È il 2013 quando Jason Molina vola via mollando un’esperienza musicale per molti seminale (Songs: Ohia; Mangolia Electric Co.). È il 2008 quando confeziona le canzoni di questo disco postumo dal chiuso di un ricovero per il morso di un ragno subito durante un tour in Italia. Jason è a Londra ed è costretto a una lunga quarantena come quelle che abbiamo imparato a vivere oggi. Eight Gates contiene bozzetti di musica, come detto. Chitarra, qualche eco. Qualche sporcatura elettrica, qualche field recordings. E poi la melodia che in artisti come lui è resina che viene fuori da tronco d’albero.

Di Molina ciò che manca di più è proprio questo: la magia che sbuca dal nulla. L’imprevedibile intimità e dolcezza flebile che s’alza in goccioline invisibili. Il tutto vaporizzato da una voce che è difficile da catalogare: tragica ma allo stesso tempo la cosa più tenera che avrete mai ascoltato. I sette cancelli, tradizionalmente, sono quelli che davano ingresso a Londra, Jason ne aggiunge un ottavo che è, evidentemente, il passaggio del sogno, dell’intangibile, e del tempo. Di questo tempo che scherza con i nostri sentimenti sapendoci deboli. Fragili.

(2020, Secretly Canadian)

01 Whisper Away
02 Shadow Answers The Wall
03 The Mission’s End
04 Old Worry
05 She Says
06 Fire On The Rail
07 Be Told The Truth
08 Thistle Blue
09 The Crossroad + The Emptiness

IN BREVE: 3,5/5

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.