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Kaiser Chiefs – The Future Is Medieval

Pubblicare nuovi brani o persino nuovi album sul proprio sito internet ufficiale è, al giorno d’oggi, un escamotage commerciale non più tanto sconvolgente. Anzi, non lo è per nulla, lo fanno praticamente tutti quindi non può trattarsi più di “eccezione” bensì di “routine”, con relativo svilimento della formula in questione. I Kaiser Chiefs da Leeds, da buona e attenta band indie quale si sono dimostrati nel corso dell’ultima decade, la lezione la conoscono perfettamente e hanno voluto creare il colpo ad effetto dentro al colpo ad effetto. Per The Future Is Medieval, infatti, hanno pensato bene di non definire una tracklist precisa, lasciando ai fan la possibilità di scegliere dieci tracce fra un roster di venti messe a disposizione sul sito web della band. Prendi il carello, ci ficchi dentro questa manciata di brani, scegli addirittura la copertina che più ti garba, paghi 7,5 sterline e ti porti a casa il quarto album degli inglesi. Il problema, in questo caso non di poco conto, è: quali le dieci elette? Dando un ascolto alla totalità delle nuove composizioni dei Kaiser Chiefs appare chiaro innanzitutto che, per proporre ben venti nuovi brani, qualche cosiddetta out-take nel sacchetto dev’esserci finita per forza, dato che sono pochissime le canzoni che è possibile definire interessanti: la barrettiana Child Of The Jago, l’acustica If You Will Have Me, la velocità gigioneggiante di Problem Solved, l’intro psichedelico e le chitarre vintage di Saying Something. Il resto – quindi la stragrande maggioranza delle tracce – è paccottiglia già sentita miliardi di volte: elettronica banale che non giustifica la strada intrapresa un paio d’anni fa col precedente lavoro (Can’t Mind My Own Business, Heard It Break), citazionismo oasisiano e quindi beatlesiano (Coming Up For Air), autocitazionismo continuo e perseverante. Si fa davvero fatica a distinguere ciò che è contenuto in questo “The Future Is Medieval” dalle tracce di “Off With Their Heads” (2008), che pure aveva piacevolmente impressionato. Va bene mantenere uno stile senza tradirlo, va bene utilizzare sempre gli stessi “trucchetti” per renderli proprio segno distintivo (vedi l’uso smodato di eco e sovraincisioni vocali), ma un minimo di sforzo in più nel modellare i passi in avanti dovrebbe starci. Perché non basta giocherellare con internet per vendere la propria musica se questa non è del tutto convincente, così come non basta aggiungere un titolo vagamente orwelliano (“il futuro è medievale”). Dovrebbero imparare anche queste, di lezioni, i Kaiser Chiefs.

(2011, Universal / Polydor)

01 Little Shocks
02 When All Is Quiet
03 Out Of Focus
04 Starts With Nothing
05 Child Of The Jago
06 Back In December
07 Problem Solved
08 If You Will Have Me
09 Can’t Mind My Own Business
10 Cousin In The Bronx
11 Saying Something
12 Coming Up For Air
13 Heard It Break
14 Fly On The Wall
15 Things Change
16 I Dare You
17 Long Way From Celebrating
18 My Place Is Here
19 Dead Or In Serious Trouble
20 Man On Mars

A cura di Emanuele Brunetto

CATEGORIA: RECENSIONI

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