Kanye West – Ye

Il personaggio Kanye West è sempre stato oggetto di discussione per le sue incursion, vedi “George W. Bush doesn’t care about black people” o “Imma let you finish but Beyonce had one of the best videos of all time”. Guardando nel passato non su tutto c’è da recriminare, ma a colpire è sempre stato il suo narcisismo. Negli ultimi mesi è riuscito ad attirare l’attenzione anche da parte di chi generalmente è lontano dalla scena musicale, facendosi additare come quel rapper che con fierezza indossa il cappello MAGA e che si scambia tweet di stima reciproca con Trump. Come se non bastasse, le recenti affermazioni sulla schiavitù, a suo dire una scelta della comunità afroamericana perpetrata per 400 anni, non hanno giovato alla sua immagine. Lo sdegno da parte dei colleghi e dello show business è terminato non appena il rapper ha richiamato tutti all’ordine per il listening party di Ye nello sconfinato Wyoming. Questo più di tutto dimostra quanto West sia e continuerà a essere influente.

Com’era stato preannunciato da Pusha T, “Ye” contiene sette tracce, come il suo “Daytona” e tutti gli album della G.O.O.D. Music prodotti da Kanye West e in uscita tra fine Maggio e Giugno, facendolo diventare una seconda versione di G.O.O.D. Friday (le uscite settimanali come promozione di “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”), oltre al simbolismo trovato dal produttore nel numero sette e alla durata media di un album di sette trace che sarebbe così eleggibile per i Grammy (maggiore di quindici minuti).

“Ye” era un album completamente diverso fino a poco prima dell’episodio infelice negli studi di TMZ. Reale o meno che fosse il suo breakdown, West ha trovato l’ispirazione, l’input artistico necessario e le risposte da dare alle domande di molti. I Thought About Killing You e Yikes sono le risposte a quello che definisce bipolarismo, la copertina  recita “I hate being bipolar, it’s awesome”. Dal pensare di uccidere qualcuno premeditatamente o addirittura uccidere se stesso (“I thought about killing myself / And I love myself way more than I love you”) e la personalità differente creata dall’abuso di Fentanyl (sette pillole giornaliere), droga da prescrizione nota per essere stata la causa della morte di Prince e Michael Jackson (“I think Prince and Mike was tryna warn me / They know I got demons all on me / Devil been tryna make an army / They been strategizin’ to harm me / They don’t know they dealin’ with a zombie”, da Yikes).

Wouldn’t Leave e Violent Crimes sono dedicate rispettivamente alla moglie e alla figlia (“Now you testing her loyalty / This what they mean when they say “For better or for worse”, huh? / For every damn female that stuck with they dude / Through the best times, through the worst times / This for you / And I know you and me”, da Wouldn’t Leave). Il famoso “Old Kanye” rivive in queste due trace, la prima più riuscita della seconda. Occasione mancata per Violent Crimes in cui la paura che la figlia possa perdere la sua innocenza crescendo poteva essere sviluppata maggiormente, anche alla luce degli episodi recenti che hanno dato vita al movimento #MeToo e della mercificazione della donna di cui egli stesso si sente colpevole (“Father forgive me, I’m scared of the karma / ‘Cause now I see women as somethin’ to nurture / Not somethin’ to conquer / I hope she like Nicki, I’ll make her a monster / Not havin’ menages”).

All Mine e No Mistakes sono le due produzioni più interessanti: il flow e le rime sull’infedeltà della prima e il pianoforte della seconda che riporta alla mente l’intro di “Runaway” (da “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”), oltre che i sample di “Hey Young World”  (Slick Rick) e “Children Get Together” (The Edwin Hawkins Singers). Ultima non per importanza, Ghost Town è la traccia vincitrice di “Ye”, brano che per coerenza stilistica avremmo visto meglio in ultima posizione a chiudere l’isteria dell’opener I Thought About Killing You. Un maestoso inno alla vita in cui Kanye West partecipa con un solo verso, ma che vede la rivelazione dell’album, 070 Shake, membro del collettivo 070, signee da un solo anno con la G.O.O.D. Music (“We’re still the kids we used to be, yeah, yeah / I put my hand on a stove, to see if I still bleed / Yeah, and nothing hurts anymore, I feel kinda free”). I suoni dei flash da supereroi ci riportano a Yikes, in cui riguardo al suo bipolarismo recitava “That’s my superpower, n**** ain’t no disability / I’m a superhero! I’m a superhero!. I soliti sospetti contribuiscono all’album, tra gli altri Mike Dean, Charlie Wilson, Ty Dolla $ign, Kid Cudi e le nuove leve della G.O.O.D. Music: la già citata 070 Shake e Francis And The Lights.

Per ogni album di Kanye possiamo creare uno spartiacque figurativo per quello che è stato l’hip hop prima e dopo. “Ye” manca dell’audacia di altri (primo tra tutti “Yeezus”) e naviga in un territorio sicuro, al livello di uno dei produttori migliori della nostra generazione. Forse più che mai il tentativo di voler a tutti i costi essere così eccentric, il provare la sua malattia mentale, il rispondere ai nostalgici “I miss the old Kanye” e tanto altro, gli hanno fatto perdere un po’ l’obiettivo dell’album.

(2018, G.O.O.D. / Def Jam)

01 I Thought About Killing You
02 Yikes
03 All Mine
04 Wouldn’t Leave
05 No Mistakes
06 Ghost Town
07 Violent Crimes

IN BREVE: 3,5/5