Home RECENSIONI Kurt Cobain – Montage Of Heck: The Home Recordings

Kurt Cobain – Montage Of Heck: The Home Recordings

montageofheckthehomerecordingsAl netto delle considerazioni finali, che dipendono tanto dalla sensibilità e dalla coscienza di ognuno, il documentario di Brett Morgen “Cobain: Montage Of Heck” ha regalato quest’anno un interessante spaccato del Kurt Cobain privato, spesso invasivo, forse inutile, ma sicuramente ben rappresentativo della complessa e tormentata personalità del compianto leader dei Nirvana. Per la realizzazione del docu-film Morgen ha ottenuto da chi di dovere il permesso per spulciare fra le decine e decine di ore di registrazioni private realizzate da Cobain, in modo da poterne estrapolare una colonna sonora quanto più homemade e genuina possibile. Obiettivo raggiunto, anche l’accompagnamento sonoro ha avuto il suo perché in sede cinematografica.

Ciò che non convince è invece questo Montage Of Heck: The Home Recordings, disco che viaggia sul fuorviante equivoco soundtrack/album solista. Pubblicato in una versione standard da 13 tracce e un’altra deluxe (di cui qui ci occupiamo) che ne contempla addirittura 31, l’album allunga quella marcia catena succhia dollari che nella storia della musica ha coinvolto praticamente ogni rockstar passata a miglior vita.

La valutazione non ha un presupposto etico o morale: la valutazione è unicamente tecnica e d’opportunità. Tecnica perché le registrazioni, com’era ovvio fosse, sono scadenti, frammentarie e poco o nulla aggiungono all’immaginario già ben radicato di ciò che erano Cobain e i suoi metodi compositivi. Sono semplici appunti audio, post-it lasciati in giro da Kurt e raccattati nel tempo per essere tirati fuori al momento opportuno. E poi d’opportunità, perché se nel documentario, con le immagini a supporto, anche gli estratti da questo disco finiscono con l’assurgere al gratificante ruolo di testimonianza, qui l’effetto prevalente è quello di trovarsi al cospetto di un’opinabile necrofagia che cavalca un’onda rivelatasi vincente.

Fra vocine e improvvisazioni, rumori e strofe nonsense, l’unico aspetto in qualche modo interessante (ma anch’esso tutt’altro che inedito) è l’accostamento di momenti cupi e cazzeggio, di parodia e profonda immedesimazione, di fuga da e immersione nella musica. In pratica la costante dicotomia che aveva portato Kurt Cobain all’esasperazione e al tragico epilogo della sua giovane vita. Troppo poco per giustificare la pubblicazione di questo album e per smentire quanti hanno giustamente avanzato perplessità sulla natura dell’intera operazione.

(2015, Universal)

01 The Yodel Song
02 Been A Son (Early Demo)
03 What More Can I Say
04 1988 Capitol Lake Jam Commercial
05 The Happy Guitar
06 Montage Of Kurt
07 Beans
08 Burn The Rain
09 Clean Up Before She Comes (Early Demo)
10 Reverb Experiment
11 Montage Of Kurt II
12 Rehash
13 You Can’t Change Me/Burn My Britches/Something in the Way (Early Demo)
14 Scoff (Early Demo)
15 Aberdeen
16 Bright Smile
17 Underground Celebritism
18 Retreat
19 Desire
20 And I Love Her
21 Sea Monkeys
22 Sappy (Early Demo)
23 Letters To Frances
24 Scream
25 Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle (Demo)
26 Kurt Ambiance
27 She Only Lies
28 Kurt Audio Collage
29 Poison’s Gone
30 Rhesus Monke
31 Do Re Mi (Medley)

IN BREVE: 1,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.