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María José Llergo – Sanación

Conosco poco il passato del flamenco e forse non dovrei, proprio per questo, nemmeno parlare del suo futuro. Ma se c’è una costante che andrà inevitabilmente – e fortunatamente – crescendo negli anni a venire, sarà la totale estinzione di una circoscrizione geografica per quei generi nobili che la canzone ha conosciuto negli ultimi due secoli. Nel caso della Spagna, basti pensare al clamoroso successo globale di Rosalía, passata da un esordio d’impronta molto tradizionale a un r n’ b mai sentito né conosciuto prima. O a Niño De Elche, autore di una delle opere più complesse e apprezzate del cosiddetto flamenco nuevo, “Antología del Cante Flamenco Heterodoxo”. 

Nel solco di questo avanzamento, l’esordio breve di María José Llergo fa venire a galla un altro nome nuovo da tenere d’occhio, per chi volesse. La venticinquenne di origini rom, cresciuta a contatto con la terra e la natura e laureatasi alla Catalonia School Of Music, espone in Sanación le sue ferite aperte, i suoi ricordi. L’emarginazione personale in parallelo a quella del flamenco stesso. L’album è una parabola che attraversa sonoramente tutte le anime mossesi di recente in materia: una certa purezza chitarristica (Niña De Las Dunas), una decisa sterzata pop (El PénduloMe Miras Pero No Me Vez) e una dilagante, per dirla à la John Brannox, via media (Soy Como El OroEl Hombre De Las Mil LunasNana Del Mediterranéo).

Probabilmente la ragazza troverà la sua strada. Auspicabilmente non sarà un’emula della già citata Rosalía – anche se i rischi ci sono tutti, a cominciare dallo stesso percorso di studi. Sicuramente, ha il physique du rôl perfetto per far parte di quella grande rivoluzione cominciata con Federico García Lorca e oggi sempre più intenta a guadagnare: e seguaci, e posizioni in classifica.

(2020, Sony)

01 ¿De Qué Me Sirve Llorar?
02 Niña De Las Dunas
03 Soy Como El Oro
04 El Hombre De Las Mil Lunas
05 Nana Del Mediterráneo – Extended Version
06 El Péndulo
07 Me Miras Pero No Me Ves

IN BREVE: 3/5

Michele Leonardi
Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.