Marianne Faithfull – Negative Capability

Ci sono diversi motivi di interesse in questo nuovo album di Marianne Faithfull che potranno raccogliere il favore generale e l’attenzione non solo dei fan storici, ma pure di possibili nuovi ascoltatori e della critica, che per la verità è invece apparsa finora abbastanza fredda al richiamo di un album contraddistinto dalla solita eleganza e grande espressività dell’artista britannica e di una produzione sopra le righe e con un roster di musicisti bravi e molto popolari.

Intanto i produttori dell’album sono Warren Ellis e Rob Ellis, quest’ultimo producer di Bristol che non ha alcuna parentela con il violinista dei Bad Seeds, ma conosciuto per la sua storica partnership proprio con la Faithfull oltre che proprio Nick Cave, Robyn Hitchcock, PJ Harvey, Scott Walker, Anna Calvi e i nostri Marlene Kuntz tra gli altri. Secondariamente, nell’album vi è una serie di ospiti spettacolari, che va dagli stessi producer a Nick Cave, passando per Ed Harcourt. Infine in Negative Capabilitytrovano posto una serie di pezzi anche storici e delle vere chicche che personalmente considero imperdibili.

Come definire altrimenti il ripescaggio e la rivisitazione di It’s All Over Now, Baby Bluedi Bob Dylan, già registrata precedentemente e inclusa in quel mitico album perduto che è stato “Masques”, registrato nel 1971 e pubblicato solo negli anni Ottanta; la riedizione di Witches Songda “Broken English” e di As Tears Go Bydegli Stones, che segnò il suo debutto discografico, quando la Faithfull aveva solo diciassette anni.

Ci sarebbero quindi abbastanza ragioni per essere entusiasti di un album che però non è sicuramente un greatest hits: le tre canzoni citate qui riprendono vita in nuove versioni e si affiancano a inediti che ci danno una dimensione della grande classe di quest’artista: ballads per piano come Misunderstanding, oppure The Gypsy Faerie Queen, cantata a due voci con Nick Cave; il Lou Reed di “Berlin” di In My Own Particular Waye Born To Livee l’intenso drammatismo di Don’t Goe No Moon In Paris. Fino a They Come At Night, scritta a quattro mani con Mark Lanegan dopo i fatti del Bataclan nel 2015 e con dimensioni sonore tra il blues cavernoso dell’ex Screaming Trees e il Bowie berlinese. C’è anche una cover dei Pretty Things (Loneliest Person). È un disco romantico e decadente, devoto alla tradizione del romanticismo inglese dell’Ottocento e ad autori come John Keats, Lord Byron, Percy Bysshe Shelley, concettualmente dedicato allo specifico momento storico e alla paura di un ritorno del nazifascismo.

Un album che forse poteva essere reso in maniera così espressiva solo da un’artista che sembra essere uscita fuori da quella scena culturale tipica della Repubblica di Weimar e che, centro di una dimensione ideologica differente da quella che le imperava tutto intorno, finì schiacciata proprio da quelle ideologie che poi portarono alla tragedia del secondo conflitto mondiale. Convincente, così come lo sono delle premesse, lascerà soddisfatti tutti gli ascoltatori regalandogli emozioni contrastanti, a cavallo tra lo spavento e la paura delle incertezze del prossimo futuro e una calda sensazione di conforto.

(2018, BMG)

01 Misunderstanding
02 The Gypsy Faerie Queen
03 As Tears Go By
04 In My Own Particular Way
05 Born To Live
06 Witches Song
07 It’s All Over Now, Baby Blue
08 They Come At Night
09 Don’t Go
10 No Moon In Paris
11 Loneliest Person

IN BREVE: 3,5/5