Home RECENSIONI Meat Puppets – Rat Farm

Meat Puppets – Rat Farm

Una carriera da outsiders quella dei Meat Puppets: mai troppo seguiti, mai troppo lodati, mai troppo presi in considerazione, eppure stimati dai colleghi e punto di riferimento per tanti di loro, tra cui quel Kurt Cobain che li volle nel leggendario “Unplugged in New York”, inserendo nella tracklist della serata persino qualche loro pezzo. Croce e delizia la stima del biondo leader dei Nirvana per i fratelli Kirkwood, mai usciti veramente dall’impasse di “quelli che piacevano a Kurt Cobain”. Eppure sono in giro da trentatré anni, tra separazioni e reunion varie. E’ anche vero, però, che è già da un bel po’ di tempo che non sfornano un lavoro convincente al 100%.

Prendi il precedente “Lollipop” o, più in generale, tutte le loro pubblicazioni dal 2000 ad oggi: materiale sufficiente, senza impennate né cadute di stile, un elettroencefalogramma piuttosto piatto oseremmo dire. In ciò non fa differenza questo Rat Farm, che della formula Meat Puppets non butta via neanche un grammo. Le asperità punkeggianti degli esordi, venute definitivamente meno già a metà anni ’90, anche qui non vengono riproposte, puntando piuttosto sulla continuità di uno stile ormai cristallizzatosi su canoni alt-country. C’è un pezzo sfacciatamente pop – ma forse per questo dannatamente ficcante – come Down, che pensandoci a bocce ferme non è niente di che ma che sul momento prende; poi una ballad d’altri tempi come Again e il country di neilyoungiana memoria di Sometimes Blue, giusto per citare i momenti più interessanti del lavoro.

Un lavoro che, per il resto, lascia davvero poco spazio ai complimenti, perso in brani sinceramente banali come One More Drop, Time And Money o You Don’t Know, che non ripresentano neanche le apprezzabili venature progressive di altri episodi (vedi Leave Your Head Alone). Alla fine di ogni ascolto, la sensazione che lascia addosso questo “Rat Farm” è un po’ di amarezza per una band che “potrebbe” ma “non riesce” e che, anno dopo anno, s’allontana sempre più da quella dimensione semi-mitologica acquisita grazie a quel signore biondo che citavamo all’inizio.

(2013, Megaforce)

01 Rat Farm
02 One More Drop
03 Down
04 Leave Your Head Alone
05 Again
06 You Don’t Know
07 Waiting
08 Time And Money
09 Sometimes Blue
10 Original One
11 River Rose
12 Sweet

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.