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Morrissey – I Am Not A Dog On A Chain

In un’intervista concessa a Consequence Of Sound, Morrissey aveva definito il suo lavoro in uscita “the very best of me […] too good to be true […] too true to be considered good”. La figura del cantautore di Manchester è considerata da sempre controversa: amato e odiato in egual misura, pieno di contraddizioni, letteralmente è quel che si definisce “un cane sciolto”, senza catene, proprio come afferma il titolo della sua ultima fatica, I Am Not A Dog On A Chain, che lo ha visto nuovamente all’opera insieme al produttore Joe Chiccarelli (The Raconteurs, Beck, Rufus Wainwright), vincitore di dieci Grammy Awards nel corso della sua carriera e un esordio nel mondo della produzione musicale vicino a Frank Zappa.

Nella cura dei testi Moz è stato affiancato da Jesse Tobias, Gustavo Manzur e Mando Lopez: i temi spaziano dall’ecologia al rapporto con i media, il tutto condito dall’immancabile sarcasmo pungente che contraddistingue l’artista. Dal punto di vista delle sonorità è stato dato ampio spazio all’elettronica sperimentale, che spesso richiama la new wave degli anni Ottanta, e ad un vero e proprio arsenale strumentale; vi è anche qualche riferimento agli Smiths, ma solo di sfuggita. Jim Jim Falls apre in maniera molto efficace il disco, facendo leva sul particolare contrasto tra la voce di Moz e il sound che unisce alcuni riff di chitarra, un piano in sottofondo nel ritornello, giri di batteria campionata e l’immancabile synth che nel bridge imita gli strumenti ad arco; la segue la più orecchiabile Love Is on Its Way Out.

In Bobby, Don’t You Think They Know? Morrissey si avvale di una voce d’eccezione nel panorama r’n’b, il premio Grammy Thelma Houston, costituendo un duetto coinvolgente che unisce dettagli rock, blues e di elettronica e racconta una storia di eccessi e di droga. La title track incalzante I Am Not A Dog On A Chain è un altro pezzo valido e a tratti ricorda molto i primi Depeche Mode, a cui sono stati uniti anche dettagli di matrice beatlesiana, nonostante l’artista neghi da sempre una possibile influenza dei Fab Four sulla sua produzione. La placida What Kind Of People Live In These Houses? è il brano che rimanda maggiormente al sound degli Smiths di “The Queen Is Dead” (1986), mentre Knockabout World ritorna ai synth simil-archi e assume toni trionfanti grazie a una tromba che compare anche nella successiva Darling, I Hug A Pillow, ma con uno stile che richiama la musica messicana.

Cambia passo Once I Saw The River Clean, la quale riprende le sonorità anni Ottanta, orientate di nuovo verso i Depeche Mode. La composta The Truth About Ruth, caratterizzata da una chitarra flamenca sul finale, avrebbe potuto essere la degna conclusione di un buon album ben riuscito e bilanciato… Ma evidentemente Moz non la pensava così. Si prosegue infatti con gli otto minuti della lenta The Secret Of Music, brano di maggior durata del disco e il più azzardato: strizza l’occhio al prog e le premesse sarebbero buone, ma è inutilmente ripetitivo e veramente difficile da digerire dopo le nove tracce precedenti (e le risatine à la “Suicide Blonde” degli INXS sono un’aggravante). Il finale è lasciato a My Hurling Days Are Done, un pezzo di cui non si sentiva il bisogno, poiché testo e sonorità non aggiungono nulla a quanto è già stato fatto.

“I Am Not A Dog On A Chain” rende felici i fan e possiede elementi validi, performance vocali dell’ex Smiths in primis e alcune sperimentazioni rilevanti; allo stesso tempo pecca di ripetitività in chiusura, il che ne compromette il risultato finale. Non trattandosi da principio di un disco di semplice e immediato ascolto, due tracce in meno lo avrebbero reso meno pesante, ma in fondo si tratta di Morrissey e lui ci aveva già avvisato: è “too”, troppo, nel bene e nel male.

(2020, BMG)

01 Jim Jim Falls
02 Love Is On Its Way Out
03 Bobby, Don’t You Think They Know?
04 I Am Not A Dog On A Chain
05 What Kind Of People Live In These Houses?
06 Knockabout World
07 Darling, I Hug A Pillow
08 Once I Saw The River Clean
09 The Truth About Ruth
10 The Secret Of Music
11 My Hurling Days Are Done

IN BREVE: 3/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.