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Mutoid Man – Bleeder

bleederBasta poco meno di mezz’ora a Steve Brodsky (Cave In) e Ben Koller (Converge) per costruire un grattacielo e demolirlo. I due hanno in Nick Cageao al basso un ottimo rinforzo per quest’impresa che non propone nulla di rivoluzionario, almeno in apparenza. Mutoid Man, che ha esordito lo scorso anno con l’ep “Helium Head”, è un letale mix di linguaggi rock: c’è la vena melodica dei Cave In di “Antenna” e l’impatto isterico dei Converge, ma lo sguardo è spesso votato verso il noise-core anni Novanta e l’heavy metal. Il tutto in brani brevi dalle strutture iper-compresse.

Non c’è mai tempo per rifiatare, i Mutoid Man non lesinano bastonate sin dall’iniziale Bridgeburner, con quel suo tocco epico à la Deep Purple, inanellando poi un filotto di brani spaccaossa: Reptilian Soul, Sweet Ivy, Surveillance sono esempi perfetti di come si possa suonare violenti senza dimenticare la melodia per strada. C’è anche tanto prog nello sviluppo di queste dieci indemoniate canzoni, si prendano le trigonometrie kingcrimsoniane di Beast, ma c’è anche tanto crossover hardcore, tant’è che 1000 Mile Stare viene dalla scuola Suicidal Tendencies/D.R.I.

Brodsky è davvero in grande spolvero mentre Koller è tarantolato alla batteria e innerva i passaggi con accessi spazz-core. Quello che piace di Bleeder è la continua sorpresa insita in ogni canzone, che non sai mai come si evolverà senza per questo perdere in potenza comunicativa o coesione. Album ottimo e sorprendente che esce per la sempre attenta Sargent House.

(2015, Sargent House)

01 Bridgeburner
02 Reptilian Soul
03 Sweet Ivy
04 1000 Mile Stare
05 Surveillance
06 Beast
07 Dead Dreams
08 Soft Spot In My Skull
09 Deadlock
10 Bleeder

IN BREVE: 4/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.