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Of Monsters And Men – Beneath The Skin

beneaththeskinGli Of Monsters And Men già a partire dal loro esordio “My Head Is An Animal” (2012) si erano dimostrati degli islandesi atipici, lontani per gusto e sensibilità da realtà quali Bjork, Sigur Ros, Mum e compagnia bella, diverse fra loro ma accomunabili per quel mood che ne rende riconoscibile la provenienza geografica. Loro no, loro sono dediti a un indie folk da classifica che, infatti, ha pagato bene in termini di notorietà (e immaginiamo anche commerciali, visti i dati di vendite).

Beneath The Skin, secondo lavoro sulla lunga distanza, mantiene le caratteristiche del predecessore con brani come il singolo Crystals (che comunque non ha nulla a che vedere con quella “Little Talks” divenuta vero e proprio tormentone), ma se ne discosta grazie a un respiro più arioso e ambientale, molto più vicino alle atmosfere di casa. Ciò si sente forte in Organs, fatta di voce e semplici arpeggi acustici, ma anche negli intrecci scurissimi dell’ipnotica Thousand Eyes, un po’ un unicum nella produzione della band.

In generale, in questo “Beneath The Skin” la dimensione degli Of Monsters And Men si giova in termini di crescita di un approccio decisamente più rock che pop: la sezione ritmica è più marcata (Human, Slow Life), le chitarre si sono fatte più rumorose (vedi il finale di Wolves Without Teeth) e gli incastri fra le due voci di Ragnar e Nanna richiamano alla mente esperienze ben più mature della loro.

Pur non presentando chissà quale folgorazione e limitandosi all’autoimposto compitino catchy, l’album si fa ascoltare e afferma comunque gli Of Monsters And Men fra le realtà più interessanti (leggasi: meno fastidiose e/o ripetitive) del proprio mondo di riferimento, il che di questi tempi non è poco.

(2015, Republic)

01 Crystals
02 Human
03 Hunger
04 Wolves Without Teeth
05 Empire
06 Slow Life
07 Organs
08 Black Water
09 Thousand Eyes
10 I Of The Storm
11 We Sink

IN BREVE: 3/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.