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Owlle – France

franceQuanto conta, alle volte, un banalissimo colpo di fortuna? Sì, quando si arriva a certi risultati deve pur esserci del merito, ma quanto conta il bacio della dea bendata? Indubbiamente tanto e ne sa qualcosa la francese Owlle, baciata non da una dea bensì da tre uomini, i Depeche Mode, che l’hanno scelta per uno dei remix di “Heaven”, primo estratto dal loro ultimo lavoro “Delta Machine”. Considerando l’impatto mediatico di Dave Gahan e soci, quella ricevuta è stata una spinta tutt’altro che di poco conto.

Infatti, da lì in poi il nome Owlle ha cominciato a circolare in maniera sempre più costante, dapprima con la nuova linfa vitale per il singolo Ticky Ticky, in rotazione nelle principali radio, e adesso con questo France, esordio sulla lunga distanza che arriva dopo una gestazione piuttosto lunga, a oltre un anno dal già citato brano e dal lavoro con i Depeche Mode.

Andando oltre la curiosità di una francese che si chiama Francia (il suo vero nome è infatti France Picoulet, dunque l’album può essere considerato praticamente eponimo), della vena danzereccia di “Ticky Ticky”, in realtà, non si scorgono molte altre tracce nel resto di un disco che soltanto a sprazzi aumenta i bpm, ma mai in maniera significativa. La formula del lavoro è quella di un gradevole synth pop, anche piuttosto ricercato, con inserti dreamy (vedi l’iniziale Fog o Your Eyes) e un’evidente tendenza alla rarefazione tanto sonora quanto vocale.

C’è un po’ della Madonna di “Ray Of Light” che aleggia sull’intero disco (Don’t Lose It e Disorder su tutte), si scorge Cyndi Lauper quando la voce di Owlle è meno filtrata dalle macchine, viene fuori un andamento à la Garbage in Creed, a completare un quadro di ambiziosi riferimenti tutti al femminile, dipinto con eleganza e senza gli eccessi cui si rischia di incorrere mettendo mano all’elettronica.

La pecca di questo “France”, però, è che manca il colpo di coda, il pezzo che faccia sobbalzare e convincere che Owlle possa andare definitivamente oltre la dimensione di ennesima chanteur synthetica (di cui, a conti fatti, non se ne sente il bisogno, essendocene anche più del necessario). Il che non è irrilevante considerando le legittime ambizioni da classifica della Picoulet, palesate con “Ticky Ticky” ma non assecondate da altri brani di pari impatto.

(2014, Jive Epic)

01 Fog
02 Don’t Lose It
03 Like A Bow
04 Your Eyes
05 Ticky Ticky
06 Creed
07 Silence
08 Disorder
09 “9”
10 Free
11 My Light Is Gone

IN BREVE: 2,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.