Public Service Broadcasting – Every Valley

La storia ci offre input da cui far partire le nostre riflessioni. Sta a noi apprenderne la lezione e trarne una conclusione. E chi lo dice che la storia debba essere raccontata solo attraverso i libri, i monumenti? C’è un elemento che ci accompagna da sempre: la musica.

Con il loro terzo concept album Every Valley, i Public Service Broadcasting hanno deciso di raccontarci la storia di una comunità che negli anni Ottanta è stato uno dei simboli della resistenza al potere di Iron Lady Margaret Thatcher: i minatori di Ebbw Vale. La band londinese si è calata totalmente nella vicenda cercando di darle una dimensione umana piuttosto che politica, senza perdere di vista la propria mission: raccontare le storie del passato attraverso la musica del futuro.

Per la realizzazione dell’album J. Willgose Esq, frontman del gruppo, si è recato sul posto dove ha potuto visitare la ex miniera della città di Blaenavon (dal 1983 adibita a museo), dialogare con i cittadini e intervistare alcuni degli esponenti del sindacato National Union Of Mineworkers come Wayne Thomas e Ron Stoate le cui voci, insieme a filmati storici, pellicole e audio di propaganda archiviati presso la South Wales Miners’ Library dell’Università di Swansea, sono state inserite nella partitura e adattate a corde, percussioni e sintetizzatori.

Ogni scelta presa da questo gruppo dal look hipster non è casuale, sia per quanto riguarda il luogo di registrazione, l’Ebbw Vale Institute (ex Istituto dei Lavoratori, oggi hub culturale), sia per quanto riguarda l’ordine e i titoli delle tracce. La title track apre il disco: grandi sono le aspettative e le speranze nate dall’opportunità di lavoro, tanto che l’ambizione dei ragazzini della valley sembra essere da sempre quella di diventare minatori, “the kings of the underworld”. A descrivere lo scenario emotive, è la voce solenne dello storico attore gallese Richard Burton, non a caso penultimo di tredici figli di un minatore.

Ma la realtà non può tollerare molto l’immaginazione: scendiamo nel buio con The Pit. Inizia la giornata di lavoro. La gabbia si chiude e ci porta sempre più giù, nelle profondità del sottosuolo. La melodia si fa sempre più forte e decisa a suon di tamburi. C’è molto da lavorare in quei cunicoli rocciosi “alti” 3 piedi e 6 pollici. La temperatura spesso raggiunge gli ottanta gradi e potrebbe causare un’esplosione da un momento all’altro. In qualsiasi momento una frana potrebbe far cadere il tetto e le pareti del tunnel. Questo brano rende l’idea dell’ambiente inquietante di lavoro dei coraggiosi minatori, tanto da farcelo quasi toccare con mano.

Segue People Will Always Need Coal, indicativa dell’atmosfera che regnava in quel periodo storico. Il richiamo al lavoro in miniera diventa sempre più forte: “Come on, be a miner! There’s money and security!”, annuciava uno spot degli anni Settanta. Qui i PSB esprimono, attraverso sonorità leggere, l’ipocrisia di un jingle radio propagandistico statale che promette, soprattutto ai più giovani, posti di lavoro sicuri e prosperi di un settore lontano di “soli” dieci anni dai più grandi paesi industrializzati.

L’industrializzazione, e quindi la meccanizzazione, si fanno sempre più necessarie per stare al passo con i tempi, e con Progress, il primo estratto dell’album, viene dato un sguardo a questi due temi. Il brano, ispirato allo stile dei tedesci Kraftwerk, i “pionieri” della musica elettronica, è cantato da Tracyanne Campbell dei Camera Obscura. Il suo è una sorta di dolce lamento che contrasta con quel mondo meccanizzato. Il ritornello “”I believe in progress” , è un tentativo di affermare che il mondo è in costante mutamento, per questo dovremmo abbracciare l’evoluzione, anche se intere industrie stanno morendo. È il prgresso dell’uomo che deve vincere. Ora, ciò che la gente deve fare è Go To The Road per cercare nuovi posti di lavoro. Il synth di questo brano, mescolato a chitarra, suona la fine del settore minerario e la chiusura della miniera.

I toni si fanno duri. La rabbia e l’indignazione dei minatori scoppiano in scioperi e lotte sindacali (dal 1984 al 1985). All Out segna la fase apocalittica dell’album, dipigendo il quadro scuro della disperazione che sfocia in tafferugli contro la polizia. Il caos e la furia vengono catturati da pugni di chitarra elettrica e percussioni. Nonostante la drammatica situazione sociale, gli interessi politici ormai sono lontani da Ebbw Vale. Ed ecco Turn No More, altra traccia che rimarca la scomparsa dell’industria di carbone. La voce è quella di James Dean Bradfield, leader dei Manic Street Preachers. Scelto per la sua bravura e per le radici gallesi, il che rende ancora più credibile l’intento di questo brano, James canta “Gwalia Deserta XXXVI” del poeta Idris Davies, trasformando questa poesia in rock.

Nella traccia successiva, They Gave Me A Lamp, i PSB cercano di lanciare un messaggio più luminoso, luminoso proprio come una lampada. Con la collaborazione del trio femminile Haiku Salut, string players di Dales Derbyshire, viene dato spazio al risveglio politico e alla consapevolezza di tutte quelle madri, mogli, figlie e sorelle, che sembrano capire l’importante ruolo e il potenziale che aveva sempre avuto. A parere del frontman dei PSB è la canzone più positiva ed emozionante dell’album, il suono infatti è molto più luminoso e vivace di una miniera di carbone.

Segue You + Me, un duetto bilingue tra lo stesso J. Willgose Esq (inglese), qui all’esordio come cantante, e la gallese Lisa Jên Brown dei 9Bach, che canta nella sua lingua madre. Questa traccia esprime le emozioni più intime dei minatori, a significare come l’amore possa essere fonte di rinnovata forza anche nelle condizioni più drammatiche.

La succesiva Mother Of the Village, documenta il ruolo della “Pit” quando ancora era lucrativa paragonandola alla madre del villaggio, insostituibile. Dove una volta c’erano negozi, pub dall’insegna illuminata e la vitalità di una città, ora ci sono solo edifici abbandonati e strade vuote. È la fine di un’epoca e niente tornerà come prima.

Ed ecco il finale: l’album si conclude con Take Me Home, canzone popolare degli anni Settanta, intonata dallo storico Beaufort Male Choir, corale maschile che include ex minatori e produttori di acciaio. Il coro dà proprio l’idea di un gruppo di minatori che sta tornando a casa dopo una lunga e pesante giornata. La casa, il luogo della pace, il rifugio da ogni paura e discordia. La casa, la chiusura ideale per un viaggio musicale attraverso le valli del Galles.

Questo album non è dedicato solo a Ebbw Vale, ma a ogni valle. Every valley, appunto. Ma non solo. È rivolto a tutti coloro che hanno voglia di ascoltare, non solo musica.

(2017, Test Card / PIAS)

01 Every Valley
02 The Pit
03 People Will Always Need Coal
04 Progress (feat. Tracyanne Campbell)
05 Go To The Road
06 All Out
07 Turn No More (feat. James Dean Bradfield)
08 They Gave Me A Lamp (feat. Haiku Salut)
09 You + Me (feat. Lisa Jên Brown)
10 Mother Of The Village
11 Take Me Home

IN BREVE: 4/5

A proposito dell'autore

Maria Rota

Una vita intensa e un futuro incerto. Sport preferito: pogare e abbracciare persone ai concerti. Motto di vita: se non puoi convincerli confondili, fingita morta.

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