Pusha T – Daytona

Il tanto atteso “King Push” ancora una volta viene posticipato e l’orchestratore di tutto sembra essere Kanye West. Si scopre come per album praticamente ultimato (quello che era appunto “King Push”) West abbia rimesso le carte in gioco e preso in mano le redini del gioco, dalle singole tracce alla copertina, che raffigura il bagno di Whitney Houston poco prima della morte.

La sinergia tra i due è alta, com’è sempre stata a partire da quando Kanye gli diede il benvenuto nella G.O.O.D. Music come solista (senza il fratello No Malice), fino a nominarlo presidente della stessa. Daytona, che è solo il primo della lunga serie di album firmati G.O.O.D. Music attesi nelle prossime settimane, vede il raggiungimento dell’apice di questa sinergia, per quanto non ci sia da stupirsi, anche se a causa dei presupposti il risultato era un po’ incerto, visti il famoso breakdown di West e il disappunto di Terrance nel precedente “Dark Before Dawn”.

Pusha T è nell’ambiente da piu’ di vent’anni (“I’m too rare amongst all of this pink hair” … “Believe in myself and the Coles and Kendricks / Let the sock puppets play in their roles and gimmicks”, da Infrared) e tale esperienza riesce a far dimenticare la sua monodimensionalità nel rap, fortemente ispirato dalle droghe e dalla sua vita passata, rimanendo sempre tagliente e aggressivo nelle liriche con il suo “YUGH”. Dall’altra parte abbiamo uno dei personaggi contemporanei più controversi (“If you ain’t drivin while Black, do they stop you? / Will MAGA hats let me slide like a drive-thru”, da What Would Meek Do) ma per cui (quasi) nessuno mette in dubbio la sua unicità stilistica.

“Daytona” diventa così un crogiuolo di sample come solo West sa fare, in Come Baby Come due dei migliori: “The Truth Shall Make You Free” di Mighty Hannibal e “I Can’t Do Without You” di George Jackson, brani che trattano l’utilizzo di droghe dei soldati americani in Vietnam. Abbiamo poi gli Air in If You Know You Know, in The Game We Play c’è “Heart ‘N Soul” di Booker T Averheart, in Santeria invece “Bumpy’s Lament” dei Soul Mann & The Brothers e ancora “High As Apple Pie – Slice II” di Charles Wright & The Watts 103rd Street Rhythm Band in Hard Piano.

Un altro punto focale dell’album sono le diss tracks, o meglio le “frecciatine” lanciate ad altri rapper. È ormai nota la beef che prosegue da anni Pusha T verso Lil Wayne (“Flash without the fire / Another multi-platinum rapper trapped and can’t retire”, da Infrared), in riferimento allo scandalo per cui “Baby” Birdman pare non abbia mai pagato gli artisti delll’etichetta Young Money Cash Money. Ma soprattutto verso Drake, con il quale si scambia diss track da qualche album a questa parte. Ora è il turno di Pusha T: “The game’s fucked up nigga’s beats is bangin’, nigga, ya hooks did it / The lyric pennin’ equal the Trumps winnin’ / The bigger question is how the Russians did it / It was written like Nas, but it came from Quentin”, sempre da Infrared, con riferimento a Quentin Miller, il rapper che secondo indiscrezioni sarebbe il ghost writer di Drake; e ancora “Let’s cram numbers, simply / The one rapper offered extra dope than me was Eazy-E / How may you ever proper these wrongs/Whenever you don’t even write your songs?”.

Il disappunto di sole sette tracce svanisce appena ci si rende conto di come si tratti di un lavoro a cui non manca praticamente niente, sette tracce concise, aggressive à la Clipse e dritte al punto, senza bisogno di alcun inutile riempitivo. Vedremo alla fine di questa ”Surgical Summer”, quale artista della G.O.O.D. Music si meriterà la corona, ma al momento è chiaro come Pusha T abbia alzato decisamente in alto l’asticella da raggiungere.

(2018, G.O.O.D. / Def Jam)

01 If You Know You Know
02 The Games We Play
03 Hard Piano (feat. Rick Ross)
04 Come Back Baby
05 Santeria
06 What Would Meek Do? (feat. Kanye West)
07 Infrared

IN BREVE: 4/5