Queens Of The Stone Age – …Like Clockwork

Se è vero quel che si dice, che dopo i trentanni è più difficile abbandonare certi stereotipi mentali, sicuramente questo non vale nei confronti del leader dei Queens Of The Stone Age Josh Homme, che dopo averci fatto patire per più di 6 anni un degno successore di “Era Vulgaris” (quest’ultimo risale infatti al 2007) ha finalmente dato alle stampe un nuovo disco, …Like Clockwork. Nella squadra che ha lavorato a questa fatica musicale, oltre all’ormai “braccio destro incravattato” Troy Van Leeuwen, troviamo l’ottimo Michael Shuman al basso e Dean Fertita alle tastiere (già con i The Dead Weather).

Durante i primi concerti abbiamo visto, però, la vera sorpresa del nuovo corso dei QOTSA, Jon Theodore, già nella gabbia ritmica per The Mars Volta e con Zack De La Rocha, che su disco ha però registrato solo la title track, per lasciare spazio a due vecchie conoscenze del mondo QOTSA. Oltre alla formazione fissa già all’opera da qualche anno, il vecchio Homme si è circondato di musicisti e vecchi amici che avevano già avuto modo di lavorare con lui per un altro grande disco, l’immenso ed eterno “Songs For The Deaf”. Quindi tra vecchie conoscenze della band come l’immortale Mark Lanegan, Brody Dalle (Distillers) e quella macchina da guerra che è Dave Grohl, troviamo anche Jake Shears degli Scissor Sisters, Alex Turner degli Arctic Monkeys, il polistrumentista Alain Johannes e il redivivo Nick Oliveri.

Se questa sfilata di nomi non dovesse bastare, all’interno del disco trovano posto anche alcuni dei dell’Olimpo musicale, come il leader dei NIN Trent Reznor e l’improbabile Elton John, uno degli ospiti che più ha fatto incuriosire il pubblico dei QOTSA nei mesi precedenti all’uscita di questo lavoro. Il disco si presenta con una copertina molto d’impatto, opera dell’artista Boneface (i lavori di animazione grafica che accompagnano i singoli sono invece opera di Liam Brazier). Nel corso dei 46 minuti di “…Like Clockwork” si scoprono dei QOTSA diversi, più morbidi e meno incazzati ma non per questo con meno cose da dire.

La prima sensazione è decisamente buona. L’opening track Keep Your Eyes Peeled trae in inganno: basso downtuned distorto, batteria secca, semplice e decisa, voce sofferente e a tratti lirica. In apertura del disco i QOTSA danno la sensazione di voler rendere un inconscio omaggio ai progenitori Black Sabbath, proponendo uno stile molto vicino alla band di Iommi e compagni. Dai primi minuti ci si potrebbe aspettare un lavoro più duro: inutile dire che questa aspettativa si scontrerà duramente con la realtà dei fatti. I Sat By The Ocean, con Joy Castillo alla batteria, rappresenta un momento molto interessante, non solo perché sembra saltare fuori il Josh Homme dei primi QOTSA ma anche per la leggerezza e la sfrontatezza che questo pezzo emana.

The Vampyre Of Time And Memory è uno dei momenti più belli del lavoro: QOTSA assolutamente diversi dal solito, intimi e romantici (nel senso storico del termine). Joy Castillo, sempre dietro i tamburi, ci regala un groove delicato che fa del brano il diadema di “…Like Clockwork”. Con If I Had A Tail i QOTSA tentano di intraprendere una strada curiosa che strizza l’occhio alla solita struttura del singolone estivo (sempre coerente con lo stile Homme, ovviamente). E’ importante sottolineare la compagine che sta dietro questo brano, ovvero la trinità Lanegan-Oliveri-Turner (sì, fa un po’ impressione leggerli tutti e tre insieme per lo stesso pezzo). Viste le armonie semplici e accattivanti, a tratti un po’ banalotte, non sarebbe affatto strano scoprire che questo brano un po’ piacione abbia l’obiettivo di portare il pubblico più giovane dalle parti di Palm Desert.

La quinta traccia, proposta come apripista per questo “…Like Clockwork”, è il brano che costituisce forse il tratto più vicino al sound del precedente disco dei QOTSA, My God Is The Sun: ammettiamo di essere rimasti piacevolmente colpiti dall’attitudine pestona del brano quando sul palco del Lollapalooza Brasil l’hanno eseguito con tutta la loro energia. L’unico appunto che ci sentiamo di fare è che nella versione live suona decisamente più veloce, e la cosa non dispiace affatto. Per il resto, le armonie architettate da quel genio che è Troy Van Leeuwen sono magistralmente calibrate.

Andando avanti nella tracklist ci si imbatte in uno dei brani più belli ed emotivamente coinvolgenti di tutto il disco: stiamo parlando di Kalopsia. Anche questa volta dietro le quinte due musicisti straordinari, ovvero Trent Reznor e Alex Turner. Un giro di note semplici, un ritornello che sembra un cazzotto al buio: ci troviamo davanti al brano chiave di questo disco. Fairweather Friends vede finalmente al pianoforte Sir Elton John (insieme a una cordata di masnadieri come Nick Oliveri e Mark Lanegan). Il brano, scritto dall’ex Screaming Trees, cola liscio dalle casse come miele, ma solido e potente. Decisamente ben riuscito.

Su Smooth Sailing in prima battuta nutrivamo qualche perplessità. La reazione istantanea è stata di bollare questo brano come un’emerita cazzata. Al secondo ascolto, prende così tanto da farlo eleggere a uno dei brani preferiti. Magia dei QOTSA? Non sapremmo, ma nella sua semplicità ricorda l’ingenua e malsana potenza degli Eagles Of Death Metal. Menzione d’onore va alla chitarra che dal minuto 2:22 ipnotizza e dona la terza dimensione al pezzo, che tra un falsetto e l’altro scorre via sinuosamente. Dal vivo sarà indubbiamente travolgente. Senza la lunga I Appear Missing l’album non sarebbe stato di certo lo stesso. Emotivamente provante, con un’incredibile forza lirica, mette i QOSTA alla prova facendoli confrontare con un brano a metà tra una ballata sofferta, rassegnata e cupa ma con un barlume di sincero ottimismo.

A chiudere il disco ci pensa la title track …Like Clockwork. Un giro di accordi eseguiti al piano, un Josh Homme riflessivo e lirico che sembra aver messo completamente da parte la sua verve di ragazzaccio maleducato che mandava a quel paese i suoi fan dal palco. Una canzone che sembra un giro di boa stilistico, ma che in realtà rivela ben altro: l’immensa poliedricità non solo di una band, ma di un progetto che è sterile ridurre ai soli Queens Of The Stone Age ma che va ampliato a una scena musicale molto più grande. Disco promosso: ma adesso è tempo di vederli live per goderceli dal vivo.

(2013, Matador)

01 Keep Your Eyes Peeled
02 I Sat By The Ocean
03 The Vampyre Of Time And Memory
04 If I Had A Tail
05 My God Is The Sun
06 Kalopsia
07 Fairweather Friends
08 Smooth Sailing
09 I Appear Missing
10 …Like Clockwork