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Salmo – Hellvisback

hellvisbackL’unicità della carriera di Salmo all’interno del panorama rap italiano ha fatto sì che il precedente “Midnite” (2013) riuscisse a raggiungere lidi mainstream ma, allo stesso tempo, anche quella fetta di pubblico che con il rap italiano non vorrebbe averci niente a che fare, con l’orecchio più teso all’altra sponda dell’Atlantico che alla nostra.

Non è neanche difficile capirne i motivi: Salmo ha dimostrato di non essere solo un rapper ma un artista eclettico e attento a ogni aspetto della propria musica, di saper aggirare i limiti di una lingua come l’italiano (se applicata al contesto, chiaramente) e di riuscire a confondere punti di riferimento canonici in mezzo a input provenienti da lontanissimo. Hellvisback, il suo quarto album, è tutto questo ma ulteriormente amplificato e perfezionato, un lavoro ambizioso perché va oltre gli schemi del genere pur senza perderne il contatto. I richiami rock non si limitano al titolo e all’artwork, sono più profondi delle chitarre della title track e di Black Widow o del drumming di Travis Barker (batterista dei Blink 182 e guest in due tracce) in Bentley vs Cadillac.

Brani dalle strutture schizofreniche che, come nell’iniziale Mic Taser (una vera bomba a mano), mutano ambiente e stile senza quasi farsene accorgere, che azzardano tagli secchi come in 7 am che finisce di botto, che spaziano dal reggae de Il messia alla drum’n’bass di Hellvisback, fino ad arrivare alla conclusiva Peyote, dieci minuti scarsi di un atipico trip partorito in combutta con Sir Bob Cornelius Rifo aka The Bloody Beetroots.

Sotto l’aspetto testuale, quelle di Salmo non sono lunghe storie o trame articolate, sono micro-invettive messe a volte in sequenza ma più spesso isolate e per questo evidenziate, pugni in faccia a certa società (la già citata 7 am), a certa gente (Giuda) e al proprio mondo (Io sono qui), citazionismo, autocitazionismo e autobiografia (il singolo 1984), provocazioni da leggere fra le righe di un flow solo apparentemente confusionario perché snocciolato a velocità sonica.

L’impressione è che la forza che anima Salmo sia una forza centrifuga in continuo aumento, che parte da un nucleo molto denso per allontanarsene sempre più a ogni passaggio, cercando nuovi sbocchi e nuove traiettorie da seguire, che finiscono per alimentare un profilo sempre più internazionale. In pratica ciò che manca alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi italiani. In pratica ciò che ne sta decretando la costante ed esponenziale crescita artistica.

(2016, Sony)

01 Mic Taser
02 Giuda
03 Io sono qui
04 1984
05 Il messia (feat. Victor Kwality & Travis Barker)
06 Daytona
07 Bentley vs Cadillac (feat. Travis Barker)
08 7 am
09 L’alba
10 Hellvisback
11 La festa è finita
12 Black Widow
13 Peyote (feat. SBCR)

IN BREVE: 4/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.