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Siberia – Tutti amiamo senza fine

Era un po’, questo Tutti amiamo senza fine, una resa dei conti iniziali. Troppo giovani, i Siberia, per ascendere subito in cielo o sprofondare tra le falde della Terra. Eppure, dopo il buonissimo impatto di “In un sogno è la mia patria” (2016) e “Si vuole scappare” (2018), era chiaro che una linea andasse tracciata: quella che avrebbe ipoteticamente separato i nostri dal cosiddetto – e da loro coniato – nuovo pop italiano. E invece.

Invece la band nata e cresciuta a Livorno fa un passo, sì, ma falso e anche spesso confuso, basculando la propria identità musicale in modo mai del tutto chiaro: se al di là o al di qua della retta pocanzi citata. L’inizio è valido, con il brano omonimo che sembra perfettamente riagganciare il discorso posto in pausa due anni fa e il singolo, Ian Curtis, ch’è popolare di ottima fattura. Poi, un moderato disastro, di cui la para-dance di My love è solo l’inizio. 

A deludere è soprattutto l’immaginario lirico di Eugenio Sournia, sul quale poggiava buona parte della curiosità: differente e spigoloso rispetto a parecchi colleghi, pur senza essere antipaticamente distaccato. Troppo facili le rime di Non riesco a respirare, troppo abusato il piccolo mondo antico e ready-made di Mon amour, odiosamente e ostentatamente bohémien. Ma l’imperfezione, purtroppo, regna sovrana su tutto il blocco centrale. 

Col trittico conclusivo, a suggellare il peccato mortale, il quartetto toscano torna a lampi invece sul proprio, efficace livello, rinvangando la sensazione di sincera amarezza che permea tutto l’ascolto dell’opera. Recita uno degli undici refrain, con una malcelata dose di scontento: “Certe volte penso che non sarò mai / la canzone dell’estate”. Pensare che per chi scrive si trattava più di una speranza. Pensare che, di questo passo, al quarto album potrebbe anche succedere.

(2019, Sugar)

01 Tutti amiamo senza fine
02 Ian Curtis
03 My love
04 Piangere
05 Non riesco a respirare
06 Mon amour
07 Sciogliti
08 La canzone dell’estate
09 Carnevale
10 Mademoiselle
11 Peccato

IN BREVE: 2,5/5

Michele Leonardi
Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.