Slash ft. Myles Kennedy & The Conspirators – Living The Dream

Quanti anni saranno che il rock è dato per spacciato? Una ventina o forse più (in realtà il lasso di tempo dipende dall’età di chi si pronuncia)? E siamo anche d’accordo in parte, sia chiaro. Ma avete visto che masse enormi – e no, non solo di ultratrentenni – smuovono live act come i Guns N’ Roses? Negli ultimi due anni il loro mastodontico tour ha registrato numeri da capogiro che neanche negli anni ’90, quando Axl Rose e i suoi dettavano legge in quanto a rock da arena.

Slash deve averlo “notato”, magari controllando banalmente l’home banking, così piuttosto che aspettare i tempi biblici degli ex/rinnovati compagni dei GnR ha deciso di battere un ferro ancora caldissimo per dare in pasto ai suoi fan – che poi sono gli stessi dei GnR – un nuovo album a propria firma, realizzato ancora una volta congiuntamente con Myles Kennedy (già voce degli Alter Bridge) e i The Conspirators, la band che li accompagna. E Slash, che da una vita intera non cambia di una virgola il suo approccio alla sei corde, ha condensato in Living The Dream tutto ciò che quel pubblico vuole e s’aspetta da lui: tanti, tantissimi riffoni e melodie a presa rapida, un menù così semplice che se la gioca alla pari con cotoletta e patatine all’autogrill.

La velocità supersonica di gran parte delle tracce (su tutte segnaliamo l’iniziale The Call Of The Wild e Mind Your Manners) fa il buono e cattivo tempo all’interno di “Living The Dream”, perché a tratti è portata troppo per le lunghe mentre nei punti giusti dà all’ascolto la giusta botta di adrenalina. Slash i e suoi, in modo particolare la sezione ritmica di Todd Kerns (al basso) e Brent Fitz (alla batteria), sanno perfettamente cosa andare a cercare per auto-esaltarsi e compiacere la propria fanbase, ovvero tutto quel rock vaporoso che a cavallo tra Ottanta e Novanta ha fatto proseliti nel mainstream: la sintesi del disco, infatti, sta tutta nella ballatona The One You Loved Is Gone, in cui oltre agli ovvi rimandi ai Guns N’ Roses si sentono fortissimi Aerosmith, Bon Jovi e Motley Crue, per una carta d’identità chiara, precisa e circoscritta a quel determinato periodo storico.

Se piace lo stile dannatamente AOR di Slash (che, per inciso, non dev’essere necessariamente un connotato negativo), se non si vuole gettare un destabilizzante sguardo in avanti preferendo invece voltarsi indietro in cerca di certezze, è su quell’uomo col cilindro e sul suo ultimo lavoro che si può tranquillamente fare affidamento. Perché il rock sarà anche morto, ma il cadavere devono averlo imbalsamato davvero bene visti i riscontri che ancora ottengono artisti del genere (per la cronaca: unica data italiana già sold out).

(2018, Snakepit / Roadrunner)

01 The Call Of The Wild
02 Serve You Right
03 My Antidote
04 Mind Your Manners
05 Lost Indide The Girls
06 Read Between The Lines
07 Slow Grind
08 The One You Loved Is Gone
09 Driving Rain
10 Sugar Cane
11 The Great Pretender
12 Boulevard Of Broken Hearts

IN BREVE: 3/5