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Sleaford Mods – Key Markets

keymarketsÈ difficile da credere che gli Sleaford Mods abbiano alle spalle la bellezza di sette album, dato che la loro notorietà è esplosa solamente lo scorso anno con la pubblicazione di “Divide And Exit”. E invece Key Markets è il sigillo numero otto di un progetto sui generis di cui ormai si sono accorti anche nomi illustri del panorama musicale mondiale (vedi i Prodigy che li hanno reclamati nella loro “Ibiza”).

Hip hop, è chiaro, con Jason Williamson che sputa sentenze a raffica, biascicando come ogni britannico che si rispetti dopo troppe ore trascorse all’interno di un pub. Ma non solo, perché quella degli Sleaford Mods è una verve punk che, fortissima e sfrontata, attraversa ogni loro lavoro e quindi anche questo “Key Markets”. Come definire, altrimenti, i continui attacchi alla politica, alla società, al consumismo, cui Williamson dà sfogo da auto-proclamato portavoce della working class?

Rispetto al precedente lavoro, i brani prendono maggiormente corpo. Le strutture restano sempre più che minimali, con Williamson all’arrembaggio e Andrew Fearn a pigiare bottoni sul pc, ma i due sembrano aver percepito il momento propizio della loro carriera e allora eccoli accelerare: Jason alterna il rappato più classico (Bronx In A Six) a uscite ai limiti dello spoken e persino accenni melodici (Tarantula Deadly Cargo o la conclusiva The Blob). Ad acuire la matrice punk, ecco che Fearn innesta nelle sue basi una ritmica che, spesso dozzinale e tutt’altro che ricercata, non fa altro che sottolineare ancora di più i versi di Williamson e la vicinanza a quei ragazzi di strada che non sapevano suonare ma si accanivano tarantolati sui loro strumenti. Un lavoro, quello di Fearn, che regala caratteri diversi alle varie tracce, vedi quello post punk di Arabia, quello più sintetico di Cunt Make It Up e Rupert Trousers o quello quasi hardcore di No One’s Bothered.

Fra hip hop e funk, fra elettronica primitiva e punk, fra un linguaggio a dir poco colorito e un’ironia affilata come un rasoio, quello di “Key Markets” è un mantra ipnotico lungo quasi 40 minuti che, pur nella sua semplicità, mette insieme una varietà di input che giustificano ampiamente le attenzioni ricevute dal duo di base a Nottingham da un anno a questa parte.

(2015, Harbinger Sound)

01 Live Tonight
02 No One’s Bothered
03 Bronx In A Six
04 Silly Me
05 Cunt Make It Up
06 Face To Faces
07 Arabia
08 In Quiet Streets
09 Tarantula Deadly Cargo
10 Rupert Trousers
11 Giddy On The Ciggies
12 The Blob

IN BREVE: 4/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.