Soccer Mommy – Clean

C’è un filo lungo, lunghissimo che parte da Joni Mitchell e arriva a Saint Vincent e Jade Bird e che narra della storia d’amore tra le voci femminili e l’armonia di una sei corde. Questo filo non accenna a farsi tagliare e ha provato ad annodarsi ancora una volta attorno a Soccer Mommy, nome d’arte di Sophie Allison.

Soccer Mommy, nome che allude alle mamme statunitensi impegnate a seguire i propri figli nello sport, pubblica il suo primo album di inediti, Clean, che segna il tentativo di portare a un livello più maturo e post-adolescenziale il bedroom sound dei primi due album. L’impressione che si ha ascoltando “Clean” è quella di tornare indietro ai difficilissimi anni dell’adolescenza: impazienza, amori che bruciano in fretta, insoddisfazione e una grande voglia di uscire il prima possibile da quella fase. Tutti questi sentimenti sono ben espressi da Soccer Mommy in un lavoro giovane, dal punto di vista musicale e tematico, ma non per questo grezzo.

Il disco è ben prodotto (dietro le quinte c’è Gabe Wax, produttore, tra gli altri, dei Deerhunter) e le sonorità sono ben curate. La svolta pop della giovanissima cantautrice è apprezzabile, seppure conservi in seno un germe di quelle canzoni da momento di tensione e riflessione in “American Pie” (ne è un esempio Cool). I temi sono quelli che possono stare a cuore a una ragazza di soli vent’anni. Emergono gli amori tossici (Your Dog) e l’introspezione continua come in Blossom (Wasting All My Time).

Il tutto è condito da una sezione strumentale che lascia in primo piano la voce e la chitarra e dà una musica che richiama molto Nashville, città in cui è cresciuta Soccer Mommy e i cui accenni acustici e crudi tornano imperanti con una palese nostalgia. Il disco di Soccer Mommy è sicuramente di buona fattura ma sia a livello musicale che tematico non stupisce. Dal punto di vista del pentagramma, non sembra poter competere con le succitate artiste (si pensi anche al sound di Jade Bird, che è solo un anno più grande della Allison).

Non si tratta esclusivamente di uno stile acerbo, ma di uno stile eccessivamente legato a un passato non eccelso e che, quindi, dovrebbe essere citato con le pinze. Anche a livello di testi manca il grip che faccia definitivamente uscire la ragazza dal loop della malinconia adolescenziale. Resta comunque il progetto di una giovane ventenne da cui, forse, ci si potrà aspettare di più in futuro

(2018, Fat Possum)

01 Still Clean
02 Cool
03 Your Dog
04 Flaw
05 Blossom (Waiting All My time)
06 Last Girl
07 Skin
08 Scorpio Rising
09 Interlude
10 Wildflowers

IN BREVE: 2,5/5