Spidergawd – III

spidergawdiiiAgli Spidergawd non manca di certo l’ispirazione per pubblicare il terzo album in tre anni, un ritmo tipico delle band anni Settanta a cui il quartetto norvegese guarda senza vergogna. La sezione ritmica è quella dei Motorpsycho, ovvero Bent Saether al basso e Kenneth Kapstad alla batteria ed è in agguato la tentazione di fare raffronti che però si perdono in un mare magnum di sfaccettature che non sfociano mai nel plagio.

Gli Spidergawd di III vivono di vita propria, in primis perché Saether lascia il microfono a Per Borten (già in New Violators e Cadillacs) scongiurando l’effetto copia-carbone. Inoltre, sebbene le composizioni siano solo in apparenza snelle e semplici, c’è parecchia complessità nelle trame strumentali, negli accenti ritmici che si spostano, negli incastri tra chitarra e basso. Il suono generale è abrasivo e vintage, caldo e potente e c’è una costante sensibilità melodica che si traduce in belle batoste rock’n’roll come Best Kept Secrets, The Funeral o No Man’s, cavalcata che ricorda i Deep Purple più fiammeggianti.

Il sax di Rolf Martin Snustad interviene a dare un tocco jazz qua e là ma senza snaturare l’approccio granitico del resto della ciurma, che arriva ai tre capitoli finali di Lighthouse con bellissime visioni psichedeliche, rallentamenti alla Pink Floyd ed epici riff. Un’opera che non dice nulla di nuovo ma che ingloba il meglio dell’hard rock che ci ha svezzati.

(2016, Crispin Glover)

01 No Man’s
02 El Corazon Del Sol
03 Best Kept Secrets
04 The Funeral
05 Picture Perfect Package
06 Lighthouse, Pt. 1
07 Lighthouse, Pt. 2
08 Lighthouse, Pt. 3

IN BREVE: 4/5