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Subsonica – Microchip Temporale

Nell’ultimo decennio del secolo scorso, anche il microcosmo discografico italiano ha ricevuto un’enorme spinta propulsiva da parte di una scena indipendente che, forse per la prima vera volta, riuscì a fare numeri importanti e ottenere notevole visibilità mediatica. Merito di campioni come Afterhours, Marlene Kuntz, Verdena e Bluvertigo, certo, ma anche di Massimo Volume, Linea 77, Prozac+, Estra, One Dimensional Man, Punkreas e tutti gli altri che colpevolmente non menzioniamo. A prescindere dagli specifici generi di riferimento, il fermento di quegli anni era palpabile e si capiva già allora come gli strascichi di quelle esperienze sarebbero arrivati molto in là nel tempo. Oggi l’indipendente – anzi l’indie, giusto per utilizzare una più attuale ancorché abusata terminologia – è diventato mainstream e i confini non sono più individuabili, il fermento c’è sempre ma è incanalato altrove, lì dove le chitarre sono spesso ospiti e non padrone di casa.

I Subsonica, che degli anni ’90 hanno rappresentato una delle pagine più seminali e significative, sono stati tra tutti il ponte principale verso ciò che è oggi l’evoluzione di quella scena, per il gusto nell’uso dell’elettronica, per gli ammiccamenti alle piste da ballo e anche per certe tematiche affrontate in alcuni dei loro brani. Sono stati anche quelli che gli anni ’90 li hanno chiusi col botto, pubblicando quel “Microchip Emozionale” che resta tutt’ora l’apice della loro discografia e che sta sul podio dei must have dei Novanta italiani. A testimonianza di quanto scritto poco sopra riguardo il loro “essere ponte”, i Subsonica celebrano adesso il ventennale dell’album del ’99 con Microchip Temporale: la stessa tracklist, rivisitata in ogni passaggio da qualcuno che ha adesso la stessa età che avevano i Subsonica quando uscì l’originale (così ce lo presentano Samuel e soci).

Spesso operazioni del genere lasciano il tempo che trovano e se ci fermassimo al confronto tra i brani del ’99 e le reinterpretazioni del 2019, il verdetto potrebbe anche rivelarsi impietoso per i nuovi. L’aspetto più interessante, quindi, è il modo in cui i pezzi sono stati reinterpretati e quanto gli originali siano riusciti a farsi plasmare dagli stili dei vari artisti chiamati in causa, in modo da suonare uguali e diversi allo stesso tempo. Prendete Tutti i miei sbagli, che subisce l’ottima cura Motta fatta tutta di chitarra acustica e interpretazione, oppure Disco labirinto, che calza a pennello a Cosmo neanche avesse scritto lui il pezzo, degno erede dei Subsonica con le sue inclinazioni dance, o ancora Aurora sogna, che trova finalmente una voce femminile, quella di California dei Coma_Cose, e si riempie di nuovi significati.

A prescindere poi dall’apprezzamento o meno nei riguardi del rap italiano, era chiaramente questa la sfida più difficile da vincere per i Subsonica, concedere le proprie creature a rime e barre: Willie Peyote, Nitro e Myss Keta non sfigurano affatto, mentre Coez, Ensi e Gemitaiz fanno un po’ più fatica a calarsi nelle parti, ma tutti riescono ad applicare il proprio personalissimo filtro ai brani assegnatigli, il che è già di suo motivo di soddisfazione. Non tutte le ciambelle sono venute col buco, vedi uno degli snodi principali come Liberi Tutti che nelle mani de Lo Stato Sociale suona fin troppo simile all’originale perdendo ovviamente il confronto, stessa osservazione che va fatta per il lavoro dei Fast Animals And Slow Kids su Albe meccaniche.

Elisa, l’unica fuori dal target anagrafico ricercato dai Subsonica per “Microchip Temporale”, ci mette un bel po’ di classe nel temprare Lasciati, mentre Achille Lauro, attualmente uno dei più in vista tra i featuring di “Microchip Temporale”, resta in un limbo che non gli consente di farsi apprezzare appieno. Alla fine dei conti, i Subsonica avrebbero potuto puntare sull’usato sicuro, magari rispolverare una manciata di demo, outtake o rarità del periodo varie ed eventuali, riducendo così al minimo i rischi di un’operazione del genere e facendo contenti fan invecchiati come loro di vent’anni, invece hanno scelto con una certa dose di coraggio di provare ad attualizzarsi: scelta che li ha premiati, senza dubbio. 

(2019, RCA)

01 Buncia – 2019
02 Sonde (feat. Willie Peyote)
03 Colpo di pistola (feat. Nitro Wilson)
04 Aurora sogna (feat. Coma_Cose & Mamakass)
05 Lasciati (feat. Elisa)
06 Tutti i miei sbagli (feat. Motta)
07 Liberi Tutti (feat. Lo Stato Sociale)
08 Strade (feat. Coez)
09 Disco labirinto (feat. Cosmo)
10 Il mio D.J. (feat. Achille Lauro)
11 Il cielo su Torino (feat. Ensi)
12 Albe meccaniche (feat. Fast Animals And Slow Kids)
13 Depre (feat. Myss Keta)
14 Perfezione (feat. Gemitaiz)

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.