Sumac – Love In Shadow

Rispetto ad altri campioni delle declinazioni post dell’estremo i Sumac di Aaron Turner hanno dimostrato con i loro primi due album, “The Deal” (2005) e “What One Becomes” (2006), di agire su due dimensioni parallele, quella della tradizione e quella dello scostamento dalla tradizione. Il motivo va probabilmente ricercato nella stessa forma del gruppo, un trio che proprio perché trio non può puntare tutto sulla complessità delle soluzioni strumentali.

La conseguenza è stata che i Sumac sono diventati una band dalla progettualità matematica ma dalla realizzazione carnale. E quest’impressione la dà ancor più dei lavori precedenti quest’ultimo Love In Shadow, quattro mastodontiche tracce per oltre un’ora di durata in cui l’approccio privo di strutture dei Sumac si percepisce tutto, ma allo stesso tempo anche la loro volontà di restare incasellati in un contesto ben preciso e ben riconoscibile, quello dello sludge filtrato dalle rispettive e precedenti esperienze artistiche tanto di Turner (storia con gli ISIS) quanto di Nick Yacyshyn (Baptists) e Brian Cook (Russian Circles).

Se in passato le lunghe suite dei Sumac erano almeno formalmente spezzettate, in “Love In Shadow” ciò non avviene, una differenza apparentemente di poco conto ma che in realtà è sintomatica della piega voluta per il disco, in cui diversi registri si assecondano all’interno della stessa progressione sonora.

The Task, ad esempio, dopo i primi sei minuti in cui con il suo screamo Turner mette in chiaro chi è che comanda, si perde in una lunghissima e avvolgente deriva psych in cui Yacyshyn continua a picchiare duro le sue pelli. Attis’ Blade, invece, vede incastrarsi lo sludge della casa alle tensioni post rock di cui Cook ha più che cognizione. Arcing Silver è la quota più classica del disco, col ritorno prepotente del post metal degli ISIS, mentre le dilatazioni sciamaniche di Ecstasy Of Unbecoming cambiano nuovamente le carte in tavola accompagnando l’album al soffocamento conclusivo.

Come sempre Aaron Turner e le creature da lui forgiate non tradiscono, un musicista che riesce ogni volta a compiere un passo in avanti nella propria esperienza, nonostante il percorso che si lascia alle spalle si faccia anno dopo anno sempre più pesante e sempre più seminale per l’ambito di riferimento.

(2018, Thrill Jockey)

01 The Task
02 Attis’ Blade
03 Arcing Silver
04 Ecstasy Of Unbecoming

IN BREVE: 4/5