Sun Kil Moon – Common As Light And Love Are Red Valleys Of Blood

La domanda fondamentale, ad ogni nuova opera partorita da Mark Kozelek, con il passare degli anni diventa: avrò tempo di ascoltarla per bene? Non è detto, naturalmente, che la risposta debba essere affermativa. Anche e soprattutto perché, sotto l’inseparabile moniker Sun Kil Moon, il Nostro realizza ormai non veri e propri album, ma piuttosto puntate di un suo personalissimo Late Show With, in cui si cita addosso, si ammonisce, si riprende, si rammenta, ci racconta.

La parabola dell’ex dominus et deus dei mai troppo rimpianti Red House Painters ha ormai raggiunto una patologica unicità che si avvicina, mai come in questo Common As Light And Love Are Red Valleys Of Blood, alla narrativa di un autore costretto a mettere in musica i suoi testi. Per quanto lo si ami e lo si ascolti di buona lena, tuttavia, ogni tanto si ha come la sensazione di trovarsi dinanzi alla parodia di Randy Newman apparsa in un indimenticabile episodio di “Family Guy”, in cui il musicista, cantando qualsiasi cosa egli veda, costringe la famiglia Griffin a scappare da un paradiso terrestre. Sarebbe un torto non ammettere che, a questo giro di boa, è necessaria una certa dose di voyeurismo e volontà per andare fino in fondo in un (lunghissimo) fiato.

Fra tutte le tracce – di cui nessuna inferiore ai cinque minuti – restano impresse sicuramente Philadelphia Cop, un piccolo campionario di violenze dal mondo, e la successiva The Highway Song, per quanto concerne i primi sessanta minuti circa. Belle anche le più brevi (!) Sarah Lawrence College Song, Early June Blues e I Love Portugal, ennesima dichiarazione d’amore nei confronti di una singolarità geografica – ma sarebbe errato perseverare in una simile enumerazione. La verità è che, per quanto parzialmente indigesto ormai anche ai suoi difensori più strenui, il cantautore di San Francisco fa genere a sé, nei suoi vortici sonori e nei modi canori che ricordano maggiormente i campionamenti rap del songwriting.

Mark Kozelek è una specie di risposta gentile, tendenzialmente acustica, ai ben più sporchi cugini d’oltreoceano Sleaford Mods. Un cinquantenne che canta un blog su Splinder nel 2017. Un dinosauro, forse. Forse il più lungimirante tra i suoi colleghi. In ogni caso, checché se ne scriva, più che un semplice pezzo da esposizione.

(2017, Caldo Verde)

01 God Bless Ohio
02 Chili Lemon Peanuts
03 Philadelphia Cop
04 The Highway Song
05 Lone Star
06 Window Sash Weights
07 Sarah Lawrence College Song
08 Butch Lullaby
09 Stranger Than Paradise
10 Early June Blues
11 Bergen To Trondheim
12 I Love Portugal
13 Bastille Day
14 Vague Rock Song
15 Seventies TV Show Theme Song
16 I Love You Forever And Beyond Eternity

IN BREVE: 3/5

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