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Susanne Sundfør – Ten Love Songs

tenlovesongsDotata di una voce incantevole capace di variazioni di registro improvvise, la norvegese Susanne Sundfør aveva già mostrato grande talento con “The Brothel” e “The Silicon Veil”, quest’ultimo disco che non ci attardammo a elogiare nel 2012.

Ten Love Songs è stato registrato in ben undici studi diversi tra Norvegia e Stati Uniti, ciò dimostra quanto la Sundfør stia investendo per una definitiva consacrazione fuori dai confini nazionali in cui è considerata una star a tutti gli effetti. Le ambizioni di queste dieci canzoni non sono soltanto da rintracciare nella ricerca di perfezionismo sonoro, che è invero un dettaglio secondario, quanto nella definizione di uno stile che mira a lasciare impressionati per la sua complessità linguistica. La Sundfør non ha mai fatto mistero del suo amore per la musica classica e nelle sue canzoni inietta passaggi ai limiti del barocco tentando una cesura definitiva con la sua vena pop, ma stavolta non tutto gira a mille come in passato.

Il caso più esemplare sono i dieci minuti di Memorial, che sboccia in una romantica inquietudine ma quando sta per decollare svia su una digressione centrale di stampo classico che è sì raffinata, ma spezza troppo la trama narrativa dell’album, avviluppandosi più in un esercizio di stile che distendendosi con un vero e proprio movente comunicativo.

In altri punti le cose vanno decisamente meglio, come nel sognante folk acustico di Silencer (c’è Lars Horntveth dei Jaga Jazzist), nelle incisive Delirious e Accelerate che hanno due grandissimi ritornelli, in Fade Away che è ruffiana alla maniera dei The Knife, nel groove electro-pop di Slowly arrangiata dai Royksopp (che avevano ospitato la Sundfør nella loro “Running To The Sea” inclusa in “Inevitable End”), nei rintocchi à la Kate Bush di Kamikaze.

C’è un po’ tutto il repertorio della compositrice norvegese in “Ten Love Songs”, ci sono un raffinato gusto estetico e melodie mai banali, ma manca quell’immediatezza che aveva reso “The Brothel” e “The Silicon Veil” due album, se non sbalorditivi, quasi eccezionali. E per immediatezza non intendiamo canzonette schifose da centro commerciale, bensì un’istintiva urgenza di comunicare qualcosa in canzoni capaci di attecchire nell’anima e di aggrapparsi alle viscere senza mollarle più. Invece qui suona tutto perfettino, a tratti pomposo e un po’ snob, più autoreferenziale che votato alla comunione con l’ascoltatore. Non un’involuzione ma neanche una grande evoluzione, meno pretese avrebbero lasciato in bocca un sapore più piacevole.

(2015, Sonnet Sound Limited)

01 Darlings
02 Accelerate
03 Fade Away
04 Silencer
05 Kamikaze
06 Memorial
07 Delirious
08 Slowly
09 Trust Me
10 Insects

IN BREVE: 3,5/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.