Susanne Sundfor – The Silicone Veil

Se Madonna ha riscritto i parametri del pop mainstream al femminile, Bjork ne ha rivitalizzato il versante d’autore. Soprattutto nell’ultimo decennio, sulla scia del folletto islandese è proliferata una schiera tanto folta quanto valida di ammiratrici/proseliti che ha tracciato una nuova geografia sonora , in cui parecchi talenti stanno di stanza nella fredda Europa del Nord. Rintoccano ancora nelle orecchie le note dei piccoli gioielli griffati Fever Ray, Bat For Lashes (lei inglese, ma sempre a settentrione ci troviamo), Hanne Hukkelberg, Lykke Li, aspiranti reginette del pop “alternativo” di ultima generazione. Con “The Brothel”, nel 2010, costringeva le orecchie più attente ad annotare il suo nome, adesso con The Silicone Veil Susanne Sundfor conferma il suo immenso talento e si candida a novella eroina scandinava. Classe 1986 e con un’invidiabile maturità artistica raggiunta al secondo tentativo, la Sundfor sforna un album complesso ed elegante, ricercato eppure scorrevole. Lo scheletro dei brani è prettamente cantautorale, ma gli arrangiamenti ne camuffano l’essenza, traghettandola verso lidi electro-pop. Ad affiancare la giovane musicista c’è Lars Horntvedt, polistrumentista e co-fondatore dei Jaga Jazzist, che fa sentire la sua mano in più punti nell’architettura dell’album, come nell’iniziale e fascinosa Diamonds. L’assoluta protagonista dei 44 minuti di “The Silicone Veil” è però la superba voce di Susanne, che si avvita in tortuosi saliscendi tonali, volteggia tra virtuosismi da brivido, come nel refrain ad altissima intensità di White Foxes, innegabilmente una delle canzoni più emozionanti del 2012. I colori sono autunnali, di brina scheggiata da un sole pallido che attraversa le costole di alberi smagriti dal freddo ed evocano persino malinconie cinematografiche da “Tè nel deserto” (Meditations In An Emergency). Quando i toni si fanno più decisi spunta Among Us e la parentela stilistica con Karin Dreijer si fa evidente. La delicatezza dell’arpa che schiude la title-track richiama la regina Joanna Newsom, ma la materia si evolve in un tempo medio scandito da beat pulsanti che conducono la melodia verso cupe dissonanze. Can You Feel The Thunder plana con la leggiadria di una piuma e c’è l’ombra del David Sylvian di “Dead Bees On A Cake” sullo sfondo. Entusiasmante e senza alcuna flessione, “The Silicone Veil” è una raccolta di canzoni sontuose come non se ne sentivano da un pezzo, creazioni pregiate e per nulla usa e getta che divorano in un sol boccone tutta quella fuffa hipster che dilaga oggi, Lana Del Rey e obbrobri simili.

(2012, Emi)

01 Diamonds
02 White Foxes
03 Rome
04 Can You Feel The Thunder
05 Meditation In An Emergency
06 Among Us
07 The Silicone Veil
08 When
09 Stop (Don’t Push The Button)
10 Your Prelude

A cura di Marco Giarratana