Swervedriver – Future Ruins

La nuova ondata shoegaze che si è abbattuta sui nostri ascolti nell’ultima decina d’anni, ha avuto come – apprezzatissima, va da sé – conseguenza che i protagonisti originari di quell’epopea britannica si rifacessero poco a poco tutti sotto, chi prima, chi dopo. Così abbiamo riabbracciato i My Bloody Valentine, gli Slowdive, i Ride, i Lush e gli Swervedriver, che con risultati altalenanti si sono in qualche modo reimpossessati dello scettro, dandole di santa ragione a chi credeva di poter rubare a casa del ladri.

La formazione di Adam Franklin, ferma dal 1998, era già tornata nel 2015 con “I Wasn’t Born To Lose You”, apprezzabile tentativo di dare una bella spolverata a un cappotto appeso per troppo tempo sull’attaccapanni di casa. Gli Swervedriver non sono mai stati ai livelli di alcuni dei colleghi sopraccitati, ma bisogna ammettere come in ogni loro uscita almeno un paio di brani siano stati di altissima fattura, circostanza avvenuta anche quattro anni fa e già da sola sufficiente a giustificarne il ritorno in pista.

Il secondo lavoro post reunion è questo Future Ruins e anche qui, come nel predecessore, gli Swervedriver scelgono di mantenersi su binari di prevedibilità imbastiti allo scopo di piacere a chi piacevano già, senza provare alcun colpo a effetto o variazioni sul tema. Pezzi come l’iniziale Mary Winter, così, raggiungono l’obiettivo senza neanche sbattersi troppo, con la perizia di un mestiere che Franklin e i suoi conoscono alla perfezione.

La cifra degli Swervedriver, che è sempre stata la capacità di sfinire e sfinirsi rallentando all’inverosimile l’andamento dei propri brani, è ben confermata dalla title track o da Everybody’s Going Somewhere & No-One’s Going Anywhere, così com’è facile ritrovare l’imprinting più propriamente americano in The Lonely Crowd Fades In The Air o Golden Remedy, lo stesso che più di una volta in passato li ha visti accostati ai Dinosaur Jr. come termine di paragone.

Alla fine di questo giro di giostra lungo trequarti d’ora, tra le mani ci resta un album che senza alcuna infamia ma neanche con troppe lodi mantiene vivo un nome per nostalgici e completisti dello shoegaze come quello degli Swervedriver, un album che difficilmente attirerà nuovi adepti ma di certo saprà farsi valere nella sua nicchia d’appartenenza.

(2019, Rock Action / Dangerbird)

01 Mary Winter
02 The Lonely Crowd Fades In The Air
03 Future Ruins
04 Theeascending
05 Drone Lover
06 Spiked Flower
07 Everybody’s Going Somewhere & No-One’s Going Anywhere
08 Golden Remedy
09 Good Times Are So Hard To Follow
10 Radio-Silent

IN BREVE: 3/5