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Tamaryn – Cranekiss

cranekissA tre anni da “Tender New Signs”, Tamaryn Brown ridefinisce il suo stile. Senza recidere il cordone che la lega alla new wave anni ‘80, la musicista neozelandese trapiantata a New York smussa gli angoli addentrandosi nel dream pop d’autore, grazie anche alla nuova collaborazione con Shaun Durkan dei Weekend.

Le melodie sono molto curate e alcune a presa rapida come l’iniziale title track, Hands All Over Me ma anche Last, sfrontata figlia di Kate Bush. Gli arrangiamenti accolgono tutti i tratti tipici della new wave gotica con riverberi quasi estremi, ambiente sonoro dilatatissimo, chorus come se piovese sulle chitarre.

Tolti alcuni episodi sferzanti, come la cassa continua di stampo industrial di Softcore, Cranekiss ha un tono languido, complici ballad lente e dall’atmosfera quasi romantica (Keep Calling, Fade Away Slow, I Won’t Be Found). Certo è che Collection sfiora il plagio con i Cocteau Twins e il sound complessivo è così anni Ottanta che invecchia l’intero album di trent’anni, ma Tamaryn affronta la prova con classe, didascalica sì, ma senza ridicoli scimmiottamenti. Non imprescindibile, di certo godibile.

(2015, Mexican Summer)

01 Cranekiss
02 Hands All Over Me
03 Last
04 Collection
05 Keep Calling
06 Softcore
07 Fade Away Slow
08 I Won’t Be Found
09 Sugar Fix
10 Intruder (Waking You Up)

IN BREVE: 3/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.