Home RECENSIONI ITALIA Tersø – Fuori dalla Giungla

Tersø – Fuori dalla Giungla

Gran parte del fallimento di un’ampia fetta dell’attuale e più giovane panorama indipendente italiano sta tutta nella pressoché totale mancanza di ricerca e personalizzazione. A troppi è stato fatto credere che sarebbe bastato tirare fuori dai cassetti dei genitori qualche melodia anni ’80, coprire le carenze tecniche con le librerie di Logic e masticare un po’ di luoghi comuni per guadagnarsi un posto nella memoria.

I bolognesi Tersø, all’esordio sulla lunga distanza dopo l’EP “L’altra parte” del 2017, dimostrano di muoversi bene in costante equilibrio su quel filo teso tra passato e presente, tra ispirazione e rischio, che tanti altri non sono riusciti a percorrere se non per pochi centimetri. Fuori dalla Giungla è poco più di mezz’ora di un synthpop che va a pescare tanti suoni fuori dai nostri confini, adattandoli alle complicazioni della lingua italiana senza per questo far perdere espressività ai testi.

Gli strati elettronici che attraversano le nove tracce dell’album sono tanti e ben impastati tra loro, dall’incedere più ritmato de Le promesse alle venature wave di Lynch, passando per sample vocali a presa rapida come nella traccia d’apertura Le frasi, beat cadenzati come nell’ottimo singolo Stramonio e dream pop accelerato come nell’accoppiata Petali/Libellule, arrivando al finale con La tigre bianca, in cui vengono toccati per la tangente sulfurei territori trip hop.

La giungla del titolo è sì quella metropolitana che riecheggia sempre sullo sfondo, luogo da cui provare ad allontanarsi a ogni costo ma che allo stesso tempo attrae irrimediabilmente, ma è anche quella rappresentata in senso lato da un groviglio di sentimenti e sensazioni che convivono ciascuno con il proprio esatto contrario. La voce di Marta Moretti rende giustizia a quanto detto, oscillando tra diversi registri a seconda del contesto di ciascun brano.

Oltre a far intravedere un interessante futuro per i Tersø, “Fuori dalla Giungla” rappresenta soprattutto un’ottima dimostrazione di come bastino un po’ d’attenzione e tanta voglia di mettersi in gioco per svincolarsi da quelle strutture compositive che in Italia sembrano ormai incise nelle tavole della legge.

(2019, Vulcano)

01 Le frasi
02 Lynch
03 Stramonio
04 Sembra
05 Le promesse
06 Metamorfosi
07 Petali
08 Libellule
09 La tigre bianca

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.