TesseracT – Sonder

In un mondo sovente autocelebrativo e ipercritico quale il metallo progressivo è, una fastidiosa diatriba da anni coinvolge alcune frange tra le più moderne e rivoluzionarie del settore, di cui gli inglesi TesseracT fanno parte appieno. La discussione se il Djent possa essere riconosciuto come un vero e proprio genere piuttosto che una semplice soluzione metrica è più che mai viva portando critica, addetti ai lavori e fan a prese di posizioni forti al punto che pure un illustre sito web quale Encyclopedia Metallum si rifiuta tuttora di riportare nei propri database band come Periphery, Animals As Leaders e i sopracitati TesseracT. In realtà da discutere ci sarebbe ben poco e la capricciosa ostinazione di un ambiente spesso troppo ancorato a dogmi superati dovrebbe lasciare il posto a una dovuta apertura nei confronti di quanto è nuovo e anticonvenzionale in ogni ambito, figurarsi sul misero tema della catalogazione musicale.

Digressioni politico/musicali a parte, i TesseracT da poco meno di una decade sono un punto fermo e autorevole del panorama progressive, forti di un approccio attuale, ultratecnico e accattivante che tanti consensi ha raccolto anche da parte di un pubblico non propriamente estremo piuttosto che contemporaneo. Il freschissimo (sotto tutti i punti di vista) Sonder è summa di un percorso che ha portato la compagine di Milton Keynes a generare ben quattro platter in poco più di sette anni, frutto di un’irruenza compositiva che altro non può essere che valutata positivamente. Già il precedente “Polaris” (2015) mostrava un’evoluzione, percepibile a orecchie più attente, verso un sound più limato ed esperto. In “Sonder” lo sviluppo è ancor più si voglia radicale. Rispettati i saldi dogmi ritmici di estrazione Meshuggah (i padri indiscussi del suono djenty), i TesseracT puntano su un lavoro inaspettatamente breve e fruibile.

L’opener Luminary è un singolo a tutti gli effetti. Brevissima, catchy e di impatto, è tenuta in piedi magistralmente da una costruzione classica strofa/bridge/chorus che è quasi novità assoluta. Il più che riuscito refrain è ostentazione pura delle capacità del collettivo inglese di mutare i propri obiettivi e identificare con chiarezza a chi e come il messaggio debba arrivare. Non ci si aspetti un disco facile e uno stravolgimento totale di quella che è la musicalità dei TesseracT; come la figura quadridimensionale che dà il nome alla band, gli innumerevoli livelli di comprensione di un album come “Sonder” necessitano di ascolti ripetuti per apprezzarne appieno le sfumature, complicate oltretutto da un tasso tecnico che sfiora il massimo concepibile in ambito metal. Semplicemente in tutti i brani è rinvenibile un approccio più ampio e aerato (facilitato dalla voce sempre più delicata di Tompkins) che relega i momenti davvero impetuosi a qualche partitura del singolo King e della stupenda (il pezzo migliore del pacchetto) Smile.

Le brevi Orbital e The Arrow poco aggiungono all’insieme; sarà che non sono mai stato un fanatico degli intermezzi strumentali piuttosto che riflessivi, ma è corretto ritenere che miglior godibilità di un lavoro come “Sonder” sia attraverso composizioni articolate e i due brani sopracitati poco offrono oltre la possibilità di ribadire i concetti più sopra espressi. Per fortuna la più canonica accoppiata Beneath My Skin / Mirror Image ristabilisce la retta via lungo una dozzina di minuti di tutt’altra estrazione.

Passano anni, lustri, decenni ma il metal progressivo rimane la principale fonte di innovazione nella musica più heavy. Questo 2018 ci sta regalando alcune prove fondamentali di sviluppo delle diverse correnti; tra Beetween The Buried And Me, Rivers Of Nihil, Barren Earth e ora i TesseracT ce n’è davvero per tutti i gusti con un semplice messaggio di fondo: non annoiarsi e non annoiare mai.

(2018, Kscope)

01 Luminary
02 King
03 Orbital
04 Juno
05 Beneath My Skin / Mirror Image
06 Smile
07 The Arrow

IN BREVE: 3,5/5