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The Comet Is Coming – Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery

È musica che piomba sulla Terra direttamente dallo spazio come suggerito dal loro nome, quella dei The Comet Is Coming, o fa esattamente il percorso inverso e dalle viscere del nostro Pianeta punta al cielo, a bucare l’atmosfera e perdersi poi tra gli astri? Se la soluzione dell’enigma è dubbia, la cosa certa è invece che, sia esso destinazione o punto di partenza, lo spazio ricopre un ruolo fondamentale nell’immaginario del combo londinese.

Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery, non a caso, gioca come il precedente “Channel The Spirits” del 2016 sulle impalpabili linee di connessione tra un “qui” e un “lì” adeguatamente – e immaginiamo pure volutamente – non specificati, un viaggio siderale alla continua ricerca di risposte per misteri destinati a rimanere tali. E la contrapposizione tra le due dimensioni la si riscontra anche in questo loro secondo lavoro in studio, nelle molteplici sfaccettature di una proposta sonora a dir poco multiforme.

Le derive jazz, quelle affidate a certe soluzioni ritmiche e, soprattutto, al sax di King Shabaka, danno carne e sangue alla musica dei The Comet Is Coming, come nel caso emblematico di Super Zodiac e Timewave Zero o del basso pulsante come fosse il cuore del disco di Birth Of Creation. Altrove, dove la psichedelia cosmica prende il sopravvento e i suoni elettronici portano altrove (vedi l’apertura affidata a Because The End Is Really The Beginning,Summon The Fire o Astral Flying), appare subito chiaro come le ambientazioni siano “altre” nel senso più ampio del termine.

La sintesi di tutto avviene con la lunghissima Blood Of The Past, unica traccia con una voce e che voce: dopo oltre tre minuti di cavalcata sonica, infatti, arriva Kate Tempest e sputa fuori un po’ delle sue invettive rappate, proiettando definitivamente King Shabaka, Danalogue e Betamax verso una dimensione difficile da incasellare nella linea temporale dei The Comet Is Coming.

“Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery” suona come avrebbero potuto suonare oggi, ai tempi dell’elettronica dilagante, i grandi visionari del jazz, è il vecchio che incontra il nuovo facendo perdere le proprie tracce anagrafiche, è tradizione e fuga dalla stessa, è fuoco e ghiaccio. È, più semplicemente, un disco meraviglioso che occorrerebbe far girare e far sentire il più possibile per rendere l’idea di cosa potrebbe riservarci il prossimo futuro.

(2019, Impulse!)

01 Because The End Is Really The Beginning
02 Birth Of Creation
03 Summon The Fire
04 Blood Of The Past (feat. Kate Tempest)
05 Super Zodiac
06 Astral Flying
07 Timewave Zero
08 Unity
09 The Universe Wakes Up

IN BREVE: 4,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.