The Third Sound – All Tomorrow’s Shadows

Non ci sono dubbi sul fatto che sin dalla pubblicazione di “The Curse Of” (Hitt Records), i Singapore Sling di Henrik Bjornsson siano stati uno dei gruppi determinanti nello sviluppo della scena neo-psichedelica nel vecchio continente. In concomitanza con il fiorire di una certa “wave“ islandese sulla scia dei successi letterari di Hallgrimur Helgason e il cinema di Baltasar Kormakur, il gruppo ha aperto la strada non solo ad altre esperienze “indigene”, come il boom nel 2010 dei Dead Skeletons, ma ha praticamente ispirato una intera generazione di nuovi gruppi: dagli Underground Youth ai Blue Angel Lounge e contribuito in maniera massiva alla creazione di quell’universo oggi dominante nel genere creatosi attorno alla Fuzz Club Records di Londra. Tutte queste coordinate restringono il nostro campo visivo e focalizzano la nostra attenzione su All Tomorrow’s Shadows, il nuovo disco dei Third Sound di Hakon Adalsteinsson, anche lui islandese e già membro (tra le tante esperienze) proprio dei Singapore Sling.

Oramai da tempo residente a Berlino, il destino di Hakon si è nella capitale tedesca inevitabilmente incrociato con la figura di un musicista considerato da tutti come un punto di riferimento nel genere come Anton Newcombe entrandone presto nelle grazie, tanto da essere arruolato come nuovo chitarrista dei Brian Jonestown Massacre in sostituzione di Ryan Van Kriedt in occasione dell’ultimo tour della band e di potersi avvalere della sua collaborazione nella realizzazione del disco e in particolare per quello che riguarda Photographs, la traccia che ne ha anticipato l’uscita accompagnata da uno spettacolare video diretto da Jean De Oliveira.

Proprio il singolo, per quello che riguarda tanto le sonorità come gli aspetti concettuali del disco, e lo stesso video, con quelle striature di colore bianco e nero e quel gioco di riflessi sul vetro dei finestrini di un’auto che attraversa le strade di Berlino alternate alle fascinose riprese in slow motion di Estelle Moughton, riassumono in qualche modo i contenuti dell’intero LP e costituiscono effettivamente un vero e proprio biglietto da visita. Anche perché per il resto possiamo dire che “All Tomorrow’s Shadows” non aggiunga elementi innovativi rispetto a una formula sicuramente riuscita e che qui si dà quella che si potrebbe definire una “ripulita”, una messa a nuovo rispetto al furore tipicamente Singapore Sling.

Adalsteinsson si conferma un musicista di talento, la cui scrittura è una sintesi tra certi toni wave oscuri (When We Finally Wake Up, Bright Shining Lights, No Exit On The Edge…), reminiscenze assolate West Coast più o meno riuscite (Nine Miles Below, We’ll Be Together) e l’immancabile sciamanesimo drone (New Messiah, Half Alive). Resta qualche rammarico forse quando, ascoltando ballads fataliste come Can Never Find Your Way Back Home, On Our Way To Desolation e la già menzionata Photographs, si ha la sensazione che Hakon possa fare ancora di meglio.

Ma il risultato nel complesso è sicuramente accattivante e di una certa compostezza, ma convincente e in una maniera che sicuramente si addice a questo psiconauta che vanta stile ed eleganza degni di un vero gentleman, uno chansonnier francese d’altri tempi.

(2018, Fuzz Club)

01 When We Finally Wake Up
02 Nine Miles Below
03 New Messiah
04 Bright Shining Light
05 Half Alive
06 No Exit On The Edge
07 Can Never Find Your Way Back Home
08 We’ll Be Together
09 On Our Way To Desolation
10 Photographs (feat. Anton Newcombe)

IN BREVE: 3,5/5