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Thurston Moore – The Best Day

thebestdayLa storia post Sonic Youth degli ex Sonic Youth sta cominciando a prendere, poco a poco, le sembianze di una sfida tra contrapposte fazioni in cui più che i protagonisti stessi sono le legioni di fan a darsi battaglia: Lee Ranaldo inanella complimenti a iosa e commenti del tipo “aaah era lui la vera anima della band!”, Kim Gordon si è immersa in più di un progetto e stimola ripetutamente frasi come “aaah senza la sua voce non sarebbero stati gli stessi!”, Steve Shelley è il più schivo di tutti e si limita a stare dietro le quinte altrui, come gli si confà da sempre.

E poi c’è Thurston Moore, il cattivone di turno, quello che “è colpa sua se i Sonic Youth si sono sciolti”. Sapete che c’è? C’è che con questo The Best Day quell’uomo alto alto che fa sembrare un mandolino la sua chitarra ha dato una bella botta a tutti, dimostrando come gran parte del sound a firma Sonic Youth gli appartenga e gli sia sempre appartenuto.

Col precedente lavoro da solista, “Demolished Thoughts”, Moore aveva messo in bella vista una dimensione acustica di tutto rispetto, visionaria il giusto e mai banale. Con “The Best Day”, a parte qualche isolato episodio come l’ipnotica Tape e Vocabularies, di chitarre acustiche se ne sentono ben poche e – come si diceva – è l’enorme esperienza dei Sonic Youth a venire prepotentemente fuori.

Ad aiutare Thurston Moore non c’è una band qualunque bensì il già citato Steve Shelley alla batteria, il fidato James Sedwards all’altra chitarra e soprattutto Debbie Googe dei My Bloody Valentine al basso, il che spiega già in partenza gran parte di ciò che si va a sentire nell’album.

L’iniziale uno-due composto da Speak To The Wild e Forevermore offre, nei suoi quasi venti minuti di durata complessiva, un ottimo (nonché il principale) scorcio sull’intero disco: chitarre arrembanti, sussulti noise e l’inconfondibile cantato indolente di Moore. Il resto è brani che richiamano spiccatamente la gioventù sonica come la conclusiva Germs Burn, labirinti punkeggianti come Detonation e climax da cardiopalma come la title track.

“The Best Day” è senza mezzi termini l’album più Sonic Youth di tutti gli album pubblicati dagli ex Sonic Youth al di fuori dell’esperienza Sonic Youth. Ripetitivo o no, tutto ciò qualcosa vorrà pur dire… o credete che anche stavolta il merito sia di qualcun altro, magari del solo Shelley?

(2014, Matador)

01 Speak To The Wild
02 Forevermore
03 Tape
04 The Best Day
05 Detonation
06 Vocabularies
07 Grace Lake
08 Germs Burn

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.