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Wolf Parade – Thin Mind

L’ondata “indie” abbattutasi come uno tsunami sul primo lustro degli anni Zero ha fatto una marea di vittime, anche illustri, proprio come un’onda anomala. Tantissime band che non hanno mai più bissato un esordio sorprendente (minimo comune multiplo tra tutte); altre che hanno vivacchiato senza infamia e senza lode; poche, pochissime che hanno saputo riciclarsi ed evolversi. I Wolf Parade, tornati dopo un po’ – ma neanche tanto – di silenzio nel 2017 con “Cry Cry Cry”, hanno provato la carta “pop” facendo però ben più che un buco nell’acqua. Questo Thin Mind ha quantomeno il merito di riportare Spencer Krug, Dan Boeckner e Arlen Thompson su territori che meglio gli si addicono (a partire dalla formazione in trio, con Dante DeCaro che ha lasciato), un indie rock un po’ plasticoso ma d’effetto (vedi Julia Take Your Man Home) e qualche spunto più riflessivo e cadenzato (vedi Out Of Control). Niente di eclatante, certo “Apologies To The Queen Mary” (2005) era altra roba ma, l’abbiamo detto, quegli esordi hanno avuto successori ma mai veri seguiti.

01 Under Glass
02 Julia Take Your Man Home
03 Forest Green
04 Out Of Control
05 The Static Age
06 As Kind As You Can
07 Fall Into The Future
08 Wandering Son
09 Against The Day
10 Town Square

IN BREVE: 2,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.