
Gli attentati che l’11 Settembre del 2001 colpirono gli Stati Uniti e in modo particolare la città di New York hanno segnato in modo indelebile la storia dell’umanità, con ripercussioni sociali e politiche di rilevanza globale e persistente. Ma quei tragici eventi hanno inciso in maniera massiccia anche sulla successiva produzione musicale, in modo particolare per quanto riguarda gli artisti americani che si ritrovarono a fronteggiare e raccontare una società spaccata a metà, travolta da un lato dalla rabbia, dal desiderio di vendetta, dal senso di sconfitta, dalla paura dello straniero, dalla ricerca di un nemico dietro ogni angolo e, dall’altro lato, dalla speranza, dalla solidarietà, dalla voglia di rinascita, di una vera e propria resurrezione, emozioni contrastanti che non potevano non ispirare chi, per mestiere e vocazione, osserva e mette in musica ciò che gli accade intorno. A venticinque anni esatti da quella data abbiamo raccolto dieci pezzi che, direttamente o indirettamente, hanno narrato i sentimenti, le ansie e la resilienza di una città, dei suoi abitanti e di un’intera nazione.
BRUCE SPRINGSTEEN
THE RISING
2002
New York è ferita al cuore, il baratro è lì ad un passo e sta per inghiottirla, gli interi Stati Uniti hanno appena provato per la prima volta nella loro storia la sensazione di sentirsi in pericolo in casa propria. Il primo a corrergli incontro, a tendergli una mano e invitare tutti a rialzarsi, non poteva che essere Bruce Springsteen, che meno di un anno dopo gli attentati esce con “The Rising”, un disco interamente incentrato sulla ricerca di una rinascita a tutti i costi, una risalita da sotto le macerie e la polvere soffocante delle Torri Gemelle. La title track apre l’album e ne è il fulcro concettuale, celebra la vita invece che fermarsi a una silenziosa contemplazione della morte. Celebra la speranza.
Come on up for the rising
Come on up, lay your hands in mine
Come on up for the rising
Come on up for the rising tonight
INTERPOL
NYC
2002
“Turn On The Bright Lights”, l’esordio dei newyorkesi Interpol, è una meravigliosa polaroid sgualcita del post 11 Settembre. L’atmosfera plumbea e riflessiva, i testi di Paul Banks intimistici e spaesati, rendono benissimo l’aria che si respirava in città nei mesi immediatamente successivi agli attentati. Nel disco c’è “NYC”, pezzo emblematicamente dedicato alla Grande Mela che, sebbene ultimato poco prima della tragedia, alla luce di essa assunse nuovi significati: la città che si prende cura di chi la abita, l’isolamento della metropoli che lascia spazio a una resilienza necessaria, l’oscurità del periodo interrotta dalla simbolica riaccensione delle mille luci di una New York ferita ma non vinta.
It’s up to me now, turn on the bright lights
Oh, it’s up to me now, turn on the bright lights
New York cares (Got to be some more change in my life)
TORI AMOS
I CAN’T SEE NEW YORK
2002
La più cruda istantanea in musica dell’11 Settembre 2001 la dà l’anno seguente Tori Amos con “I Can’t See New York”, brano contenuto in “Scarlet’s Walk”, il suo disco del 2002. Nel pezzo Amos parla in prima persona come se fosse un passeggero a bordo di un aereo dirottato e in procinto di schiantarsi, lo smarrimento, quei pochi minuti in sospeso tra la vita di prima e la tragedia imminente, l’impossibilità di sfuggire a un destino ormai segnato, la terra che s’avvicina sempre di più mentre l’aereo squarcia le nuvole nella sua discesa, la malinconia che poco a poco soppianta la speranza che accada un miracolo. Tutto l’album, più in generale, fotografa gli Stati Uniti post attentato.
I can’t see New York as I’m circling down
Through white cloud
Falling out and I know his lips are warm
But I can’t seem to find my way out, my way out
Of this hunting ground
PEARL JAM
I AM MINE
2002
Pur non citando mai direttamente gli attentati dell’11 Settembre, “I Am Mine” è un pezzo che parla inevitabilmente di quanto accaduto, così come altri passaggi all’interno di “Riot Act”, il disco dei Pearl Jam uscito nel 2002 e che lo contiene (nonché la sua copertina, con quei due scheletri di regnanti che tanti hanno interpretato proprio come le due Torri Gemelle). Nel testo del brano Eddie Vedder invita gli americani a credere solo alla propria testa e ai propri pensieri, li invita ad appartenersi, senza lasciarsi andare a facili patriottismi dai risvolti evidentemente pericolosi.
The sorrow grows bigger
When the sorrow’s denied
I only know my mind
I am mine
EVANESCENCE
MY LAST BREATH
2003
Contenuta in “Fallen”, l’album d’esordio degli Evanescence, “My Last Breath” è ispirata alle decine di messaggi inviati dai passeggeri dei voli dirottati ai propri familiari poco prima degli schianti e a quelli di chi si trovava invece all’interno delle torri quando le fiamme e il fumo avevano già fatto capire che non sarebbe andata a finire bene. Nel pezzo la prospettiva è appunto quella di una persona che prova a rivolgersi a una moglie, un marito, un figlio, un genitore, una persona cara in generale, nel tentativo di confortarla per ciò che di inevitabile sarebbe successo di lì a poco.
Holding my last breath
Safe inside myself
Are all my thoughts of you
Sweet raptured light?
It ends here tonight
BEASTIE BOYS
AN OPEN LETTER TO NYC
2004
Il titolo del pezzo dice praticamente tutto quello che c’è da sapere. I Beastie Boys, newyorkesi doc, celebrano con “To The 5 Boroughs” (l’album che contiene il brano) la città di New York e i suoi quartieri (Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx e Staten Island), una lettera d’amore verso la Grande Mela che sottolinea la perpetua capacità di NYC di rialzarsi anche nei momenti più complicati, forte dell’unione dei suoi abitanti e di quel mix di culture che da sempre la contraddistingue, dove la solidarietà e l’accoglienza resistono nonostante l’odio professato da larga parte della politica americana, che vorrebbe solo creare e supportare divisioni e contrasti alla ricerca di un nemico a tutti i costi.
Dear New York, I know a lot has changed
Two towers down, but you’re still in the game
Home to the many, rejecting no one
Accepting peoples of all places, wherever they’re from
U2
CITY OF BLINDING LIGHTS
2004
Impegnati in tutto il mondo con il loro “Elevation Tour”, gli U2 sbarcano al Madison Square Garden di New York neanche due mesi dopo l’11 Settembre, tra le prime grandi band a far ritorno a NYC. Fu in quella occasione, alla vista della forza e della resilienza di un pubblico che combatteva contro la paura degli eventi di massa, che Bono trovò l’ispirazione per scrivere “City Of Blinding Lights”. Le luci accecanti del titolo sono ovviamente quelle arcinote dei grattacieli, delle insegne e delle pubblicità di New York, simbolicamente riaccese dopo il buio in cui era sprofondata la città all’indomani degli attentati.
Neon-heart, day-glow eyes
A city lit by fireflies
They’re advertising in the skies
For people like us
R.E.M.
LEAVING NEW YORK
2004
Nonostante gli R.E.M. non abbiano mai esplicitamente fatto riferimento agli attentati dell’11 Settembre come ispirazione per questo loro brano, si fatica a non riconoscere all’interno del pezzo un velo di tristezza per una città in una fase di profondi mutamenti sociali che, complice la tragedia avvenuta tre anni prima, stava spingendo molta gente a riconsiderare la propria vita a NYC. Una città che è comunque complicato lasciare e lasciar andare, anche quando tutto ti spinge in quella direzione.
It’s easier to leave than to be left behind
Leaving was never my proud
Leaving New York, never easy
I saw the light fading out
LEONARD COHEN
ON THAT DAY
2004
Se c’era un artista che poteva parlare con lucidità e chiarezza di quanto accaduto, questo era indubbiamente Leonard Cohen. In “Dear Heather”, il suo lavoro del 2004, il songwriter canadese si interroga sulle cause che hanno portato una porzione di mondo a scagliarsi contro New York e gli Stati Uniti, chiedendosi quale fosse la posizione più corretta tra chi dice che gli americani stanno pagando per i loro peccati in giro per il mondo e chi invece reagisce sfoderando patriottismo e chiedendo vendetta col sangue agli occhi. Ovviamente Cohen non dà una risposta alle sue stesse domande, ma il solo porle è sufficiente a sollevare questioni sociali dalla rilevanza assoluta.
Some people say it’s what we deserve
For sins against God, for crimes in the world
I wouldn’t know, I’m just holding the fort
Since that day they wounded New York
BLOC PARTY
HUNTING FOR WITCHES
2007
Nel 2007, a sei anni dall’11 Settembre ma a soli due anni dagli attentati che colpirono poi anche Londra nel 2005, proprio i londinesi Bloc Party inseriscono nel loro album “A Weekend In The City” un pezzo che critica aspramente il clima di terrore nel quale tutti eravamo sprofondati. Il testo si focalizza soprattutto sul ruolo dei media, colpevoli di gettare benzina sul fuoco della paura, della xenofobia ormai dilagante, dell’intolleranza e della paranoia debordante a tutti i livelli della società, facendo un parallelismo tra la caccia alle streghe e la spasmodica ricerca del nemico nascosto nelle nostre città.
But now it’s terror, airplanes crash into towers
The Daily Mail says the enemy is among us
Taking our women and taking our jobs