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Led Zeppelin: 50 anni del capitolo uno

Rarissime sono state le volte nella storia della musica nelle quali si è sentito un esordio sulle scene più fragoroso di Good Times, Bad Times: suono perfetto, potente, ricco, moderno (che peraltro suona da Dio tutt’ora, come dimostra la straordinaria scena del film “The Fighter” nella quale è stato usato il pezzo). Ma del resto rarissime sono state le volte nella storia nelle quali si è sentita una band come i Led Zeppelin: un cantante celestiale, inimitabile; un chitarrista che a 25 anni aveva un’esperienza che molti colleghi 50enni gli invidiavano e che, come se non bastasse, aveva idee radicali e innovative in merito alla produzione; un bassista con altrettanta esperienza e personalità, in grado di fare, all’occorrenza, tastierista e arrangiatore d’archi ai massimi livelli richiesti; e, infine, un giovanissimo batterista che è diventato un punto di riferimento per qualunque altro batterista rock nei 50 anni a seguire. Infatti, questi giovani fenomeni, registrarono quello che doveva essere l’esordio dei New Yardbirds in sole 32 ore di studio, sbagliando praticamente niente nel registrare nove dei più importanti e seminali pezzi della storia del rock. 32 ore, poco meno di £ 1,800. Solo idee nuove radicate nel passato (dal quale gli Zeppelin hanno sempre fatto man bassa), qualità, talento, determinazione. Il piccolo Jimmy Page ormai sapeva quello che voleva da uno studio: era uno dei più noti turnisti d’Inghilterra nonché ex chitarrista dei recentemente disciolti Yardbirds, dove aveva preso il posto nientemeno che di Sir Eric Clapton e del suo caro amico Jeff Beck. Lo studio, per lui, non aveva segreti e le sue idee sono usate tutt’ora, come l’adoperare la profondità e il riverbero naturale delle stanze per dare una profondità maggiore ai suoni. In molti, nel corso degli anni, hanno criticato la tendenza della band a “prendere in prestito e migliorare” pezzi altrui ma, seppur sia evidente che, per esempio, Dazed And Confused di Jake Holmes sia praticamente lo stesso pezzo che Page si attribuì come compositore, è impossibile negare che gli Zeppelin trasformavano del tutto i pezzi “rubati” in qualcosa di completamente diverso. Ma quale che sia l’opinione sull’argomento, è innegabile che questo esordio, oggi meraviglioso cinquantenne, abbia dato il via a quella che nel rock è stata forse la band più influente insieme ai Beatles e a differenza della band di Liverpool già straordinariamente compiuta sin dal primo istante: Communication Breakdown, How Many More Times, Your Time Is Gonna Come… è arduo citare un brano di quest’album che non abbia generato centinaia di imitazioni. E trovate qualcuno che riconosca una paternità che non sia quella degli Zeppelin al capolavoro strappalacrime Baby I’m Gonna Leave You. Un disco assolutamente fondamentale non solo per la storia del rock, ma anche per qualunque collezione di dischi che si rispetti.

DATA D’USCITA: 12 Gennaio 1969
ETICHETTA: Atlantic

Reverendo Dudeista, collezionista ossessivo compulsivo, avvocato fallito, musicista fallito. Ha vissuto cento vite, nessuna delle quali interessante. Scrive per Il Cibicida da un numero imprecisato di anni che sarebbe precisato se solo sapesse contare.

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