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Francesco-C: «Rido della noia e della routine»

A volte tutto nasce da gesti di quotidiana usualità come rispondere ad una mail. È così che per cinque giorni la casella di posta del sottoscritto, ma soprattutto quella del nostro gentilissimo ospite Francesco Cieri, più noto come Francesco-C, pullulano di strani nessaggi denominati ad hoc “epistole”. Nell’offrirvi la trascrizione di quanto detto (scritto), la redazione ringrazia sentitamente Francesco per la sua encomiabile gentilezza e disponibilità.

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Il titolo del nuovo album è “Ulteriormente”, il primo brano, invece, è intitolato “Tutto nuovo”. È un ossimoro (consuetudine/rinnovazione) oppure, mentre dentro di te qualcosa è cambiato, là fuori, nella tua città, in Italia, tutto è rimasto uguale e ci si annoia ancora… e anche parecchio?
Le mie canzoni sono zeppe di ossimori. Dico una cosa e subito dopo la disfo e dico il contrario… mi diverte. L’essere umano cambia di continuo, muta chimicamente e di riflesso muta l’abitat (ci va l’acca?!) che lo circonda. Non ricevendo particolari input o stimoli dalla gente che mi circonda, sono obbligato a far buon viso a cattivo gioco e quindi ridere della noia schiacciante e della routine… questo argomento era trattato già nell’album precedente “Standard”… anche in quell’ occasione il titolo stava ad indicare l’esatto significato opposto.

Già “Standard”, un album che ovunque ha registrato ottime recensioni, che ti ha portato sul palco del Tora Tora e che… cosa diavolo è successo dopo? Abbiamo perso le tue tracce per quattro anni e ti ritroviamo solo ora con l’alchimia della band stravolta (anche se conoscendo la tua biografia si può parlare di ritorni) ed un nuovo disco…
Quasi ovunque… ahahah. Un album prodotto a Londra (parla di “Standard”, ndr) da Roberto Vernetti e Paolino Gozzetti e… poi sono successe diverse cose… sicuramente una mia crescita come artista e come essere umano. Oggi suono con gli amici di un tempo; Lorix, Patt e Lollo… rock’n’roll!

Preferisci che i tuoi testi siano, fraintesi o non capiti? Lo so apparentemente è una domanda superficiale, ma se apriamo la busta (quasi fosse un surgelato) troviamo una complessità testuale come la tua… non mi hai capito o mi hai frainteso?
A me piace quando qualcuno viene da me dandomi un significato completamente diverso di un mio testo. Vuol dire che ha fatto sua la canzone e che le mie parole hanno suscitato una reazione, causa ed effetto, se no l’arte a che serve?!… quindi preferisco essere frainteso…

“In successo” (nel successo)? A chi o a cosa (alla mercificazione dell’arte musicale?) ti riferisci?
L’ho scritta in un momento di incazzatura… si sente? I know it’s only rock’n’roll! Ci sono pseudo giornalisti che fanno recensioni affrettate. Per fortuna ne esistono degli altri competenti ed interessati, che analizzano il lavoro di noi musici con senso artistico. “Metti all’arte i tuoi divieti, rimetti i peccatori…”. Gli appassionati di musica scrivono con il cuore, i musicisti frustrati che si sono dati al giornalismo scrivono con altre parti anatomiche…

Testi alla mano c’è un chiaro riferimento alla “droga”, sia diretto che indiretto; puoi darci ulteriori spiegazioni sull’elemento chimico?
Sono le favole del nuovo millennio. C’è un sacco di gente che si perde tutti i giorni. Madaski ha detto che riesco a dire cose amare in modo divertente.

La prima volta che ho ascoltato la versione acustica di “Ulteriormente” (qualche anno prima mi era accaduto con “Contatti”), mi sono incazzato da morire e mi sono detto: “se Francesco-C realizzasse un album interamente acustico ne verrebbe fuori un capolavoro assoluto”. L’elettronica a volte è la scollatura che lascia immaginare, altre volte però, si presenta come una staccionata senza buchi, al di là della quale è nascosta quella splendida donna nuda che è la musica. Ne convieni?
Sono anni che voglio farlo, il messaggio arriverebbe a tutti e non solo al pubblico rock o al pubblico elettronico… chi non lo è riuscito ancora a capire, capirebbe che scrivo canzoni. Questo tuo commento non fa altro che motivarmi ulteriormente!

Agli esordi ti paragonavano ad Alberto Camerini, poi è stata la volta dei Nine Inch Nails; adesso, a pochi mesi dall’uscita di “Ulteriormente”, a chi sei stato accostato?
I paragoni lasciano un po’ il tempo che trovano.

Nei tuoi testi trasformi storie di vita in musica, e lo fai davvero bene. La domanda proibita è la seguente: lo scriveresti un libro?
Oggi i libri li scrivono davvero tutti… si lo scriverei, ma sarebbe una cosa confusa, pensieri, poesie, novelle e disegni…

C’è una domanda che aspetti da tempo ma che nessuno ancora ha osato farti?
Non saprei.

Ultima domanda di rito: se ti dico “Cibicida” cosa ti viene in mente?
Me lo sono già chiesto… che cazzo vuol dire?!

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