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Arcade Fire @ Mediolanum Forum, Milano (17/09/2022)

Photo Credit: Il Cibicida / Karol Firrincieli
Photo Credit: Il Cibicida / Karol Firrincieli

Il re stasera era nudo. Con i suoi demoni, usciti recentemente allo scoperto nella loro crudezza. Momenti difficili, momenti nei quali la musica può essere ancora di salvezza, per chi l’ascolta, ma ancor di più per chi la suona e la canta. Il re (Win Butler, per chi non l’avesse capito) stasera era nudo e non ce l’avrebbe fatta senza il resto della band, ma soprattutto senza la sua regina (Régine, per l’appunto), punto di riferimento imprescindibile per l’esistenza stessa degli Arcade Fire.

Entro nel parterre del Forum un’ora e mezza prima del concerto, con il palasport di Assago che va via via riempiendosi, andando a creare quello che alla fine sarà un eccellente colpo d’occhio finale: tanti settori sold out (con il secondo anello in parte chiuso), risultato più che soddisfacente se andiamo a ricordare le ultime settimane della band. Già, impossibile non partire da qui, da fine Agosto: le accuse a Win Butler, la gogna mediatica che si scatena, il tribunale dell’internet che decide per direttissima che l’imputato è già colpevole. Indipendentemente dal garantismo che ci sentiamo sempre di usare (a meno di prove schiaccianti), stavolta però a colpire sono il tipo di accuse: nessun comportamento propriamente illegale e nessuna indagine in corso (da quel che risulta), ma sesso extraconiugale con ragazze maggiorenni e consenzienti. Sesso parecchio squallido, secondo le testimoni. Ma tanto è bastato ad alcune radio canadesi per togliere la musica degli Arcade Fire dai palinsesti, quasi che si sia “colpevoli di peccati morali fino a prova contraria”.

Onestamente, il sospetto che gli Arcade Fire vadano a scontare oltremodo l’infranta immagine di “band perfetta a conduzione familiare” c’è tutto, e che ben altri giudizi ci sarebbero stati se si fosse trattato delle classiche rockstar maledette. Ecco, noi invece lo diciamo chiaramente: non abbiamo provato alcun disagio ad assistere al concerto, perché pensiamo che il discrimine principale debba rimanere il “legale/illegale”, le leggi servono proprio a questo, a far pagare le malefatte di chiunque nel mondo, indipendente da chi sia. Non è stata del nostro parere Feist, che si è tirata fuori dal tour, perché lei il disagio lo sentiva eccome. Al suo posto, un divertentissimo dj set “fatto in casa”, che sfrutta gli strumenti musicali già predisposti a centro parterre, con incursioni di alcuni membri secondari della band: scelta azzeccata ed estremamente funzionale alle star della serata, protagoniste di un’esibizione davvero memorabile.

La nuova line up (via Will Butler, dentro il talentuoso polistrumentista Paul Beaubrun) è tosta, cazzuta, e sposa maggiormente il sound degli ultimi album (da “Reflektor” in poi) quasi a voler segnare una certa discontinuità . Certo, non mancano alcune pietre miliari del passato come Neighborhood #1(Tunnels) e la sempre perfetta Rebellion (Lies), ma vengono sacrificati parecchi super classici, per i quali il 99,99% delle band del pianeta pagherebbe oro ad averli in repertorio: alcune assenze clamorose, No Cars Go e Neighborhood #3 (Power Out), ma va bene così, perché ne guadagna come già detto la compattezza del live, grazie ad un suono più coeso. Un esempio? Il trittico Put Your Money On Me, Afterlife e Reflektor, seguito alla perfezione dai due momenti più alti dell’ultimo album, Age Of Anxiety II (Rabbit Hole) e The Lightning I/II, destinata a diventare un super classico della band.

È poi la volta dell’eccellente Generation A (debutto assoluto in tour), brano clamorosamente escluso da “WE”, suonato in anteprima durante l’Election Night di Stephen Colbert per le ultime presidenziali USA. E poi, beh, le prime note della già citata Rebellion (Lies) sono sempre un meraviglioso colpo al cuore, un’esperienza di pochi secondi che già da sola vale il prezzo del biglietto. Seguono poi altri due grandi classici come Ready To Start e The Suburbs, e la dolcissima  Unconditional I (Lookout Kid), che ospita una meravigliosa scenografia.Già, la scenografia: colori, luci mai eccessive, ma comunque fondamentali per la riuscita totale del live.

Viaggiamo ormai spediti verso il gran finale: c’è la prima incursione di Régine nel palchetto a centro parterre per cantare Sprawl II, suo festoso cavallo di battaglia. Dopo la trascurabile (diciamocelo) Everything Now, la band ritorna in mezzo al parterre ad intonare End Of The Empire I-III/IV, Neon Bible e soprattutto la conclusiva, corale Wake Up, a suggellare un’esibizione assolutamente trionfale. Il senso di coesione e unione della band (tanti avevano dubbi a riguardo dopo l’ultimo mese) trasmesso è tale che, uscendo fuori dal Forum, in tanti intoniamo a squarciagola, insieme, proprio il ritornello di Wake Up: è una cosa (i cori spontanei in uscita da un concerto) capitata giusto un paio di volte in vita mia, sinonimo di una serata indimenticabile. Così è stato.

SETLIST: Age Of Anxiety I – Neighborhood #1 (Tunnels) – Half Light I – Put Your Money On Me – Afterlife – Reflektor – Age Of Anxiety II (Rabbit Hole) – The Lightning I – The Lightning II – Generation A – Rebellion (Lies) – Ready To Start – The Suburbs – The Suburbs (Continued) – Unconditional I (Lookout Kid) – Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) – Everything Now —ENCORE— End Of The Empire I-III – End Of The Empire IV (Sagittarius A*) – Neon Bible – Wake Up

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Già farmacista, ha messo su la sua piccola impresa turistica. Scrive per Il Cibicida dal 2009.

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