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Kasabian – 20/11/2011 – Milano – Alcatraz

Novembre è da sempre un mese caldo per i concerti a Milano, e spesso ci si trova a dover fare gli “straordinari” (sia da un punto di vista economico che logistico), rinunciando comunque a tante cose interessanti. Eppure non potevo certo rinunciare a questo concerto dei Kasabian, perché – al di là degli album, sempre di buona qualità – è noto che la vera forza della band di Leicester stia nei loro live. Troppa gente me ne aveva parlato bene per essere una balla, e difatti Sergio Pizzorno e compagni sono protagonisti di una grande serata che – nonostante le già alte aspettative – riesce comunque a sorprendere. Partiamo però da qualche numero. Quattro: sono gli album finora usciti a nome Kasabian. Lavori che non fanno gridare al miracolo, ma che consegnano una band con un proprio marchio di fabbrica, quel britpop pieno di elettronica e influssi orientaleggianti che ha fatto la fortuna di questi ragazzi. Sessanta: gli euro richiesti dai bagarini per un biglietto di questo concerto (sold out da un mese), segnale della crescente popolarità del gruppo. Trenta: gli euro che invece servono per comprare al merchandising ufficiale una semplice maglietta con il nome della band, solita speculazione della quale purtroppo ormai nessuno si stupisce. Due: le palle che vi starete facendo leggendo questa introduzione, dunque passiamo alla recensione del concerto. Dopo l’apertura affidata agli italianissimi Chaos Surfari salgono sul palco i Kasabian, che iniziano con il botto, ovvero con quella Days Are Forgotten che sta avendo parecchi passaggi pure nelle radio italiane di peggior livello. “Days Are Forgotten” è una canzone estremamente orecchiabile (ricorda tanto i Primal Scream ma soprattutto “Immigrant Song” dei Led Zeppelin), che strizza sicuramente l’occhio ai circuiti musicali più commerciali, ma che al contempo – pur non nascondendo le velleità da band da stadio dei Kasabian – non fa certo gridare allo scandalo come nel caso di altri artisti che hanno da tempo venduto l’anima al dio denaro (ogni riferimento ai Muse è puramente voluto). Le successive Shoot The Runner e Underdog (con in mezzo la non esaltante Velociraptor!) rappresentano forse il meglio della discografia Kasabian: canzoni dall’impatto immediato dove la perfetta simbiosi sul palco dei due volti di punta della band (Tom Meighan e Sergio Pizzorno) raggiunge il livello più alto. Il primo – sfrontato al punto giusto, ma sempre bravo a non cadere in facili eccessi di protagonismo – con la sua voce sbiascicata è l’interprete perfetto per le canzoni del secondo, che dal canto suo sa ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto sul palco. La violenza inaudita di Club Foot, la malinconica Goodbye Kiss e la maestosità di Empire dimostrano che un punto di forza della musica dei Kasabian è la varietà delle canzoni, tutte con una loro diversità ma al contempo tutte coerenti con lo stile della band. Durante la serata c’è pure spazio per l’inno di Mameli (nonostante non sappia una parola di italiano, Pizzorno è da sempre orgoglioso del suo sangue genovese) e una inutile cover del celebre tema di “Pulp Fiction”. Dopo la classica prima uscita di scena, i Kasabian tornano sul palco con un finale elettronico che fa compiere al concerto il definitivo salto di qualità: Switchblade Smiles, Vlad The Impaler e Fire non saranno dei capolavori ma danno la sensazione di essere ad un rave party dopo un concerto rock, e non è certo cosa da poco. Per chi fosse interessato, i Kasabian torneranno in Italia a Febbraio per due date (Roma e Padova). Fateci un pensierino: ne vale davvero la pena.

SETLIST: Days Are Forgotten – Shoot The Runner – Velociraptor! – Underdog – Where Did All The Love Go? – I.D. – I Hear Voices – Take Aim – (Inno di Mameli) – Club Foot – Re-wired – Empire – La Fée Verte – Fast Fuse – Pulp Fiction Theme (cover di Dick Dale and His Del-Tones) – Goodbye Kiss – L.S.F. (Lost Souls Forever) —encore— Switchblade Smiles – Vlad The Impaler – Fire

A cura di Karol Firrincieli

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