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MIT – 11/04/2010 – Roma – Auditorium Parco Della Musica

Le tre grandi astronavi preannunciate dal manifesto accolgono gli elettro estimatori con la loro placida intransigenza, in parcheggio come in attesa dell’imminente decollo. L’atmosfera che il MIT dà al Parco della Musica è quasi di sospensione, i mattoncini sono infuocati da luci e dai neon elettrici delle scritte concettuali: l’effetto è quello della solitudine e dello straniamento. Dopo un vagabondaggio tra elettronica anni ‘80 ed altre più spiccatamente minimal, eternamente congiunte ai computer con la mela, m’imbatto nella sala Teatro Studio: finalmente strumenti musicali e mi ritrovo ad ascoltare gl’inglesi Wild Beasts. Sebbene suonino con grinta e passione per più di un’ora, la mia aspettativa va tutta alla sala di Santa Cecilia: l’immensa tartaruga che ospita il tributo a Nico “Life along the borderline”. John Cale, amico fin dai tempi di Velvet Underground & Nico, c’introduce in questa camera obscura in cui aleggia lo spirito della sacerdotessa. Ma la tensione scema progressivamente con il muto e avvicendevole andirivieni di tutti i cantanti coinvolti. Lisa Gerrard, Laetitia Sadier, Mark Lanegan, le sorelle CocoRosie, Joan As A Policewoman, Mercury Rev, My Brightest Diamond (Shara Worden) e Soap&Skin, la piccola Anja Franziska Plaschg. No one is there è interpretata da una perfetta Lisa Gerrard, ieratica e solenne. I pezzi caratterizzati dall’atmosfera sacra e sepolcrale dell’armonium, dei dischi “Desertshore” o “The Marble Index”, vengono reinterpretati da un quartetto d’archi che tramuta l’angoscia in intensità anche grazie alla voce di CocoRosie per Abschied o alla voce dei My Brightest Diamond per Ari’s Song. Le sonorità oscure della voce di Nico diventano pura commozione in My hearth is empty, tramutata in una confessione, attraverso il piano, di Joan As A Policewoman, fatta di pieni e di vuoti. L’esuberante cantante decide di farci vedere l’anima. La sua, non quella di Nico. E’ un percorso tra le voci, assolute protagoniste. Curiose sono le interpretazioni maschili, ma senza trascinare eccessivamente, ad eccezione di Evening of light reinterpretata da Mercury Rev. Alla fine tutti vengono chiamati mesti a raccolta: c’è da fare l’ultimo pezzo, corale. Solo una delle sorelle CocoRosie sembra essere eccitata, come una bimba prima di recitare una poesia. Lanegan graffia come al solito, ma sembra non esserci e la Gerrard chiude con un epitaffio vocale la fiacca commemorazione di una donna, di un dolore.


(Shara Worden live @ MIT, Auditorium Parco Della Musica, Roma)

A cura di Florinda Martucciello

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