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Nicola Manzan: nuovo album in arrivo

Photo Credit: Press
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Il 7 Maggio Nicola Manzan pubblicherà il primo album firmato a suo nome, La città del disordine. Storie di vita dal Manicomio San Lazzaro, un disco creato trasponendo in musica le cartelle cliniche dei degenti dell’ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. Qui in basso trovate la copertina del disco e le parole con cui lo stesso Manzan ha spiegato la nascita del progetto e il suo obiettivo:

La Città del Disordine è il primo disco che esce a mio nome. L’occasione mi è stata offerta dai Musei Civici di Reggio Emilia, di cui fa parte il Museo di Storia della Psichiatria. La richiesta era chiara: scrivere dei brani che raccontassero la storia di alcuni pazienti che erano stati ricoverati all’ospedale psichiatrico San Lazzaro tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Il manicomio, costruito secondo gli schemi di una piccola città, era all’avanguardia per i tempi: sotto la direzione di Augusto Tamburini (amico del celebre Cesare Lombroso) diventò una vera e propria clinica delle malattie mentali, dando via a un profondo cambiamento nel trattamento degli internati e ponendo così le basi per la moderna psichiatria.

Per orientarmi mi sono state consegnate le cartelle cliniche di una ventina di pazienti, e dopo aver studiato i vari casi ne ho scelti otto, quelli che a mio avviso sono i più rappresentativi e interessanti per la condizione psichica, per la storia che raccontano, per l’età dei pazienti o semplicemente perché testimoniano quanto sia cambiato l’approccio ai disturbi mentali nell’ultimo secolo. Mi sono quindi riproposto di comporre musiche che sottolineassero il carattere, la personalità e i diversi stati d’animo dei vari soggetti, tralasciando gli aspetti più orrifici della vita ospedaliera e delle cure a cui erano sottoposti i ricoverati, ma cercando invece di raccontare il loro aspetto più umano, spesso intriso di tristezza, e la condizione mentale in cui si trovavano.

Ne sono usciti brani in cui i temi del piano elettrico si fondono agli accordi dell’organo, in cui gli archi dialogano coi sintetizzatori, con soluzioni a volte ardite, a volte molto classiche e melodiche. Questo disco è la mia interpretazione in musica di vite contraddistinte da momenti difficili, spesso irrisolti, di persone che tante volte hanno visto la fine dei propri giorni dentro le mura di un manicomio in forma di città che era diventato la loro casa.