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Bellini – Before The Day Has Gone

File di arbusti infuocati, pioggia di lapilli veloci come missili e rosso e blu e sfumato e calore e asfissia e dolore e pensieri sciolti come burro. Che diavoleria quella dei Bellini! Che diavoleria aprire il loro ritorno Before The Day Has Gone con un pezzo infernale come Greek Fire. Come se gli incendi di Atene di queste ore fossero una specie di déjà vu. Come se il presente e il futuro fossero una linea retta che si muove con scatti irregolari avanti e dietro, dietro e avanti.

I Bellini sono tornati, si sono fatti attendere quasi dieci anni (il precedente “The Precious Prize Of Gravity” è del 2009) ma sono tornati. Ad annunciarlo, a fine maggio, Giovanna Cacciola e Agostino Tilotta sul palco catanese del trentesimo anniversario degli Uzeda. Con quegli aerei che sorvolavano le loro teste, quel caldo piacevole e il mare ad ascoltare il trionfo di certo modo (dimenticato?) di fare rock e rumore. I Bellini sono un gruppo come ce n’è pochi: ponte di continenti, ponte di modi d’essere. Quel chiaroscuro che segna il passo, quella lava luccicante che toccando il mare diventa pietra.

Un disco impattante BTDHC, che riempie le orecchie. Gli strumenti sono fiocchi di fuoco che s’alzano in cielo. Vedi il drumming iniziale di Two Ears One Mouth (Alexis Fleisig sugli scudi!) che lentamente si squaglia in un volo di moscone e con i sospiri di Giovanna qui, forse, nel suo mugolio più dolce di sempre. È un passaggio cinematografico perché poi la polvere si alza di nuovo e ricomincia il clangore math in Clementine Peels.

I Bellini si divertono con i suoni, si divertono da matti a suonare, basta vedere cosa combina Tilotta con gli arpeggi de Il Maestro/If I Could Stay: una sorta di Santana strozzato da un pezzo di peyote avvelenato. Gli stop and go di Promises e Whales In Space, in cui Matthew Taylor e Tilotta fanno un’appassionante gara di resistenza tra le fiamme, sono il preludio all’esplosione finale, quella che avviene nello stomaco di chi guarda il mondo senza il filtro di uno smartphone.

File di arbusti infuocati, pioggia di lapilli veloci come missili e rosso e blu e sfumato e calore e asfissia e dolore e pensieri sciolti come burro. Alla fine nello stomaco ti rimane l’inferno. Ma se riesci a sopravvivergli riuscirai a vivere.

(2018, Temporary Residence)

01 Greek Fire
02 Right Before
03 Two Hears One Mouth
04 Clementine Peels
05 Plumber’s Foxtrot
06 Il Maestro/If I Could Say
07 Being Married
08 Slow Talker
09 Promises
10 Whales In Space

IN BREVE: 3,5/5

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