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Blondie – Panic Of Girls

Sono lontani anni luce quei tempi in cui, a New York, i Blondie erano parte integrante del movimento dello storico CBGB (peraltro dismesso qualche anno fa). Joey Ramone è passato a miglior vita e gli è stato intitolato un isolato, proprio lì dove bazzicava coi suoi amici e colleghi; i New York Dolls fanno finta di essere ancora la band che erano, acconciature e trucchi compresi; Tom Verlaine ha la sua carriera da solista e svariati altri progetti che non hanno mai più contemplato i Television; Patti Smith è diventata il guru che meritava d’essere. Debbie Harry e Chris Stein, invece, stanno ancora a pubblicare album come se niente fosse, sempre sotto la sigla Blondie. Certo ad intervalli irregolari (da mettere in conto anche un lunga separazione), certo virando verso territori che con quel punk rock seventies non hanno nulla da condividere. Ma sono ancora qui, reduci fondamentali di una band che per il resto è nuova di zecca, ed escono adesso con questo Panic Of Girls. Le chitarre non sono più quelle di una volta, ridotte al minimo sindacale, e il sound è pulitissimo e si sente che dietro c’è un grosso lavoro di produzione. C’è qualche divagazione etnica con lo spagnolo di Wipe Off My Sweet e il francesce di Le Bleu, fisarmoniche, fiati vari, un po’ d’elettronica e una generale voglia di riciclarsi che punta dritta al risultato finale. Cosa rimane, allora, del marchio Blondie? L’indole disco-pop (vedi l’opener D-Day, Mother o Love Doesn’t Frighten Me) e le venature reggae mai abbandonate (vedi The End, The End, Girlie Girlie o Sunday Smile, cover in chiave ska dei Beirut cui ha collaborato lo stesso Zach Condon). E poi la voce di Deborah, magari supportata da qualche piccolo aiutino in studio ma pur sempre la sua, a tratti androgina, a tratti vaporosa e filtrata, a tratti acuta come quella di una bimba. E a nostalgici come noi tutto ciò basta, preferiamo immaginarci Debbie ancora biondissima senza un solo capello bianco, senza nessuna ruga a segnarle il volto, coi suoi shorts di jeans strappati a calpestare la Bowery o la sabbia di Coney Island.

(2011, Eleven Seven)

01 D-Day
02 What I Heard
03 Mother
04 The End, The End
05 Girlie Girlie
06 Love Doesn’t Frighten Me
07 Words in My Mouth
08 Sunday Smile
09 Wipe Off My Sweat
10 Le Bleu
11 China Shoes

A cura di Emanuele Brunetto

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